Attentato Ranucci, Lavitola: “Non sono stato io”. Al via analisi dei materiali sequestrati
CronacaIeri, mercoledì 8 luglio, i pm di Roma hanno convocato Valter Lavitola, accusato di essere il mandante dell'attentato al conduttore di Report: si è avvalso della facoltà di non rispondere ma ha fatto mettere a verbale una dichiarazione spontanea con cui ha respinto le accuse. Iniziata l'analisi di quanto sequestrato sabato sera al’imprenditore: sette manoscritti, appunti, tre telefonini e due pen drive
Continuano le indagini sull’attentato a Sigfrido Ranucci, avvenuto il 16 ottobre scorso davanti alla villetta di Pomezia (Roma) dove il giornalista vive insieme alla famiglia. Ieri, mercoledì 8 luglio, i pm di piazzale Clodio hanno convocato Valter Lavitola, accusato di essere il mandante dell'attentato al conduttore di Report. Durante l’interrogatorio, l’imprenditore si è avvalso della facoltà di non rispondere ma ha fatto mettere a verbale una lunga dichiarazione spontanea con cui ha respinto le accuse e ha ribadito la sua estraneità alla luce "della fraterna amicizia" che da anni lo lega a Ranucci. Le parole dell'indagato dovranno ora essere valutate dagli inquirenti. Intanto, sono state avviate le analisi di quanto sequestrato sabato sera a Lavitola: in particolare gli inquirenti hanno acquisito sette manoscritti, appunti, tre telefonini e due pen drive che erano nella disponibilità dell'imprenditore. Per ora, secondo quanto si apprende, non è prevista una nuova convocazione per Ranucci per essere ascoltato come testimone, come invece è avvenuto dopo i quattro arrestati della scorsa settimana. "Qualora si accertasse l'effettivo coinvolgimento di Lavitola, il giornalista sarebbe una seconda volta vittima", ha detto l’avvocato di Ranucci.
Lavitola respinge le accuse
Lavitola, indagato per strage, ieri è stato convocato nell'ufficio del procuratore capo Francesco Lo Voi e l’interrogatorio, durato circa due ore, si è svolto alla presenza dei titolari dell'indagine. "Sono sconcertato, non sono stato io, non so chi possa essere stato e non ho idea del movente", ha detto. "Ci vediamo quasi tutti i giorni, le nostre famiglie si frequentano, andiamo a cena spesso. È un'amicizia così stretta che è incompatibile con qualsiasi tipo di movente", ha aggiunto. Riguardo alla sua presenza sul luogo dell'attentato circa un mese prima dei fatti, l’imprenditore ha spiegato che spesso "andava lì a trovare Ranucci". Lavitola ha anche parlato di Gomes Clesio Tavares, considerato il presunto intermediario con la banda che avrebbe materialmente messo in atto l’attentato. L’imprenditore ha spiegato di "non averlo mandato in Camerun, non è certo scappato", lui "sta spesso lì e ciò è riscontrabile dal suo passaporto. Ora si trova nel suo Paese di origine per un affare sul carbon credit ed è in programma una riunione con tutti i capi tribù e i funzionari di governo per il rilascio di una concessione". Lavitola, assistito dagli avvocati Sergio e Arturo Cola, ha poi lasciato la cittadella giudiziaria a bordo di un taxi e da un'uscita secondaria, senza rilasciare altri commenti.