Milano, accoltellatore Saidilly non risponde a gip e spunta unprecedente arresto a Londra
CronacaLamin Saidilly, il 22enne che sabato ha accoltellato una ventina di volte un passante fuori da un bar di via Capecelatro a Milano, si è avvalso della facoltà di non rispondere davanti al gip. Nel frattempo emerge un tassello del suo passato: prima di rientrare in Italia era stato arrestato a Londra. A Conegliano Veneto aveva lavorato alcuni mesi come magazziniere, poi la lite con il padre e il trasferimento a Milano, dove è arrivato il 23 giugno
Si è avvalso della facoltà di non rispondere Lamin Saidilly, il 22enne accusato del tentato omicidio del passante accoltellato sabato mattina in via Capecelatro a Milano. Davanti al gip Luigi Iannelli il giovane è rimasto in silenzio, mentre gli inquirenti mettevano a fuoco i primi tasselli del suo passato: prima di rientrare in Italia, Saidilly era stato arrestato a Londra e aveva trascorso un periodo di detenzione in Inghilterra. Negli scorsi mesi avrebbe avuto un impiego in una ditta di produzione alimentare. Dall'abitazione si sarebbe allontanato dopo un
litigio con il padre che lo accusava di non contribuire alle spese comuni. A Milano la prima traccia di Saidilly risale al 23 giugno quando ha fatto il check-in nel primo dei tre alberghi in cui ha soggiornato fino al 30 giugno. Da quel momento gli investigatori non ha
più elementi sugli spostamenti del 22enne.
Il pubblico ministero Elio Ramondini ha chiesto la convalida dell'arresto e la custodia cautelare in carcere; la decisione del giudice è attesa in giornata.
"Non ricorda nulla"
Secondo quanto riferito dal difensore, Saidilly non conserva memoria dell'aggressione: il ricordo si interromperebbe fino al momento in cui si è ritrovato sull'auto della polizia. Lo stesso vuoto riguarderebbe la frase pronunciata di fronte agli agenti mentre veniva ammanettato ("mi sono divertito, appena esco lo rifaccio") attribuita al ventiduenne e diventata uno degli elementi centrali della richiesta di custodia. Il giovane non ha chiesto una attenuazione della misura né gli arresti domiciliari, "anche per non mettere in difficoltà il padre", ha spiegato l'avvocata.
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L'aggressione in via Capecelatro
I fatti risalgono a sabato mattina, poco prima delle 7:30. Saidilly, con il volto coperto da un passamontagna e un coltello a doppio filo di 21 centimetri in tasca, sarebbe uscito di casa deciso a colpire il primo passante alla sua portata. Davanti al bar "La Giada", in via Alfonso Capecelatro, ha incrociato Gerardo P., cinquantacinquenne noto come Gerry, mai visto prima. Senza rivolgergli la parola, lo ha aggredito alle spalle sferrando una ventina di fendenti a testa, collo, torace e addome. L'aggressione è stata interrotta dall'intervento del padre settantottenne della vittima e di altri clienti del locale, che lo hanno immobilizzato fino all'arrivo della polizia. Tutta la scena è ripresa dalla telecamera di sorveglianza del bar.
Le indagini e il profilo dell'indagato
L'accusa è di tentato omicidio aggravato dalla premeditazione e dai futili motivi. Saidilly è nato a Conegliano Veneto, in provincia di Treviso, da genitori originari del Gambia; si è poi trasferito con la famiglia a Londra, dove ha vissuto circa dieci anni. Solo il padre è rientrato in Italia. Il ventiduenne sarebbe arrivato a Milano nei giorni precedenti l'aggressione: non è ancora chiaro dove abbia dormito né chi abbia frequentato. I test tossicologici hanno dato esito negativo per alcol e droga. Gli inquirenti della Questura hanno attivato i canali con le autorità britanniche per acquisire eventuali riscontri sanitari e sul suo passato. Il padre, sotto shock, esclude che il figlio soffra di disturbi mentali.
Le condizioni della vittima
Gerardo P. è stato trasportato in codice rosso all'ospedale Niguarda, dove è stato operato due volte, sabato sera e domenica mattina. La prognosi è stata sciolta e non è più in pericolo di vita. La madre, raggiunta dai cronisti, ha espresso l'angoscia di questi giorni: "Sono in un brutto momento, sono stressata, sono triste, mi sta cadendo tutto". Ha riconosciuto il ruolo del marito nel salvataggio del figlio, ma ha chiesto di poter "non pensare a nulla" in queste ore.