La Fondazione presenta i dati di crescita e le raccomandazioni emerse dalla Conferenza Nazionale delle Persone Sordocieche. La richiesta principale è non vengano più percepiti come destinatari di assistenza, ma come cittadini che possono contribuire attivamente alla società
In vista della giornata internazionale della Sordocecità, la Fondazione “Lega del filo d’oro” presenta i dati record dello scorso anno. Nel 2025 è stato infatti registrato il numero più alto della sua storia: 1.405 utenti, a fronte delle 806 persone seguite nel 2015, vale a dire il 74% in meno. La crescita non racconta solo l’espansione dell’organizzazione, ma anche l’aumento della sua capacità di raggiungere le persone sordocieche e le loro famiglie. Oltre ai dati, la Fondazione ha deciso di diffondere anche le raccomandazioni emerse dalla recente Conferenza Nazionale delle Persone Sordocieche. Richieste concrete che chiedono alla società un cambio di paradigma.
Entro il 2026 l'organizzazione sarà presente in 13 regioni italiane
In dieci anni, la presenza territoriale della Fondazione si è ampliata da 8 a 12 regioni italiane, per essere sempre più vicina alle persone sordocieche e alle loro famiglie. Con l’apertura della nuova sede territoriale a Nuoro, in Sardegna, la rete si allargherà ulteriormente arrivando a 13 regioni entro quest'anno. La crescita ha riguardato anche il numero di volontari, che dai 592 del 2015 sono diventati 769 nel 2025, un aumento di quasi il 30%. Persone che solo lo scorso anno hanno svolto oltre 64mila ore di volontariato, di cui più di 56mila a diretto contatto con gli utenti. L’organico della Fondazione ha invece superato le 800 persone, rispetto alle 570 di dieci anni fa, di cui 723 con contratto a tempo determinato, pari al 90% dell’organico complessivo. Nonostante i risultati, il Presidente della Fondazione, Rossano Bartoli ha affermato che “il percorso da compiere è ancora lungo”. Perciò, nei prossimi anni – ha aggiunto Bartoli – “continueremo a muoverci lungo il cammino tracciato, rafforzando la nostra presenza nei territori, integrando competenze e modelli di intervento e mantenendo al centro i percorsi di vita e le capacità di ogni persona”.
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Sono state stilate cinque richieste concrete divise in 5 aree
In Italia, le persone con sordocecità e pluridisabilità psicosensoriale sono oltre 360mila, ovvero lo 0,7% della popolazione, e meritano di essere riconosciute come una risorsa per la società, non come un peso. Questo cambio di prospettiva è emerso in modo netto dalla dalla Conferenza delle Persone Sordocieche “Liberi di scegliere”. Dove sono state messe a fuoco alcune raccomandazioni che si articolano in cinque aree: lavoro, passioni e tempo libero, sport e cultura, tutela della violenza e relazioni e affettività. In primis, si chiede la piena attuazione della legge 68/1999 e del decreto legislativo 62/2024 su tutto il territorio nazionale, per eliminare le disuguaglianze regionali. Perchè se la vista o l'udito di una persona peggiorano nel tempo, il posto di lavoro deve essere riadattato e deve esserci la possibilità di attingere a dei Job Coach sul territorio. In tema di tempo libero, invece, si chiede di migliorare e potenziare i centri di assistenza alla mobilità estendendoli anche agli autobus a lunga percorrenza. In modo da non trasformare quelle ore in "tempo vuoto".
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Le donne sordocieche sono più esposte agli abusi, bisogna tutelarle
La Fondazione chiede inoltre alle istituzioni di garantire e finanziare l'accessibilità dei luoghi di sport e cultura, affinché le persone sordocieche possano partecipare pienamente alla vita culturale del paese. Sul piano della violenza è stato poi ribadito come le persone sordocieche, e in particolare le donne, sono più esposte al rischio di abusi e spesso non possiedono gli strumenti per sottrarvisi. Si chiede quindi alle istituzioni di predisporre protocolli specifici per supportare le vittime sordocieche, garantendo loro accesso agli strumenti e ai servizi di tutela già previsti per legge, ma ancora inaccessibili a chi non vede e non sente. Non solo. Le persone sordocieche hanno altresì il diritto di innamorarsi e costruire relazioni autentiche. Per questo, si chiede alla società e sempre alle istituzioni di impegnarsi attivamente per abbattere i pregiudizi culturali che ancora oggi limitano questo diritto, riconoscendo che la disabilità non è un ostacolo all'amore né alla piena vita affettiva.