La Corte di Assise di Lucca ha inflitto 18 anni di reclusione a Cinzia Dal Pino, 65 anni, per l'omicidio di Noureddine Mezgui, il ladro che l'aveva derubata della borsa e che la donna travolse con l'auto l'8 settembre 2024 a Viareggio. La pena sarà scontata in regime di detenzione domiciliare
Diciotto anni di carcere per omicidio. È la condanna decisa dalla Corte di Assise di Lucca nei confronti di Cinzia Dal Pino, 65 anni, ritenuta responsabile della morte di Noureddine Mezgui, detto Said, cittadino marocchino di 52 anni. I fatti risalgono all'8 settembre 2024, quando a Viareggio la donna investì con la propria auto l'uomo che poco prima le aveva sottratto la borsa, uccidendolo.
La dinamica
Quella sera, in pieno centro della Darsena, Dal Pino si accorse del furto e si lanciò all'inseguimento del ladro a bordo del proprio suv. Poche decine di metri più avanti, in via Coppino, lo raggiunse e lo travolse ripetutamente fino a ucciderlo. Mezgui venne soccorso da alcuni passanti e trasportato d'urgenza all'ospedale Versilia, dove arrivò in condizioni già disperate. L'autopsia ha in seguito stabilito che a causarne la morte fu una grave lacerazione dell'aorta addominale, con una conseguente emorragia interna e numerose fratture compatibili con l'investimento.
Il processo e la perizia
Nel corso del dibattimento una perizia psichiatrica ha escluso qualsiasi vizio di mente, ritenendo l'imputata pienamente capace di intendere e di volere al momento del fatto. La difesa, affidata all'avvocato Enrico Marzaduri, aveva puntato su una diversa qualificazione del reato, chiedendo di derubricarlo a eccesso colposo di legittima difesa o a omicidio preterintenzionale, contestando la sussistenza del dolo e sollecitando l'esclusione delle aggravanti. Richieste che la Corte non ha però accolto, riconoscendo invece la responsabilità della donna per omicidio volontario.
La sentenza
I giudici hanno stabilito che la pena venga scontata in regime di detenzione domiciliare (dove si trovava già da settembre 2024), e non in carcere. Dal Pino ha seguito la lettura del verdetto in aula, accanto alla figlia, senza lasciar trasparire alcuna reazione.