Presunti accessi abusivi a pc dei magistrati, disposte perquisizioni da Procura di Milano
CronacaGli accessi "risultano concentrati nel distretto giudiziario di Torino a cui appartiene un tecnico ministeriale che risulta indagato". Questo quanto comunicato in una nota del procuratore milanese Marcello Viola. In realtà, però, gli elementi finora raccolti nelle indagini non portano ad ipotizzare alcuna "intrusione" infomatica da parte di funzionari di via Arenula
La Procura di Milano, in collaborazione con il Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, ha deciso di eseguire alcune perquisizioni domiciliari e informatiche nell'ambito di un'indagine scattata in seguito ad una denuncia per accessi abusivi ai computer in uso ai magistrati tramite il sistema Ecm, lo stesso che è installato sui dispositivi del Ministero della Giustizia. "Tali accessi risultano concentrati nel distretto giudiziario di Torino a cui appartiene un tecnico ministeriale che risulta indagato", è stato specificato in una nota del procuratore milanese Marcello Viola.
Gli elementi raccolti
In realtà, però, gli elementi finora raccolti nelle indagini coordinate dalla Procura di Milano e dalla Procura Nazionale Antimafia e Antiterrorismo su presunti accessi abusivi ai computer in uso ai magistrati tramite il sistema Ecm, non portano ad ipotizzare alcuna "intrusione" infomatica da parte di funzionari di via Arenula. Lo si apprende in ambienti giudiziari milanesi. La competenza del capoluogo lombardo ad indagare è legata al fatto che la vicenda coinvolge, come detto, il distretto giudiziario di Torino.
Le presunte intrusioni
Le presunte intrusioni, in realtà, sarebbero state effettuate da tre tecnici di una società di manutenzione convenzionata, ossia esterna. Resta da capire se abbiano fatto questi interventi per verificare se c'era la possibilità di introdursi nel sistema, ossia una sorta di test di vulnerabilità, come sarebbe stato il caso del giudice Tirone e di un tecnico, di cui aveva parlato Report trattando del cosiddetto "software gate". Da questa vicenda era nata l'indagine milanese aperta nei mesi scorsi. Allo stato risultano tre accessi sui computer di altrettanti magistrati, compreso quello "di prova", stando anche alla versione del giudice. Le verifiche più ampie, invece, a livello nazionale, sul caso del software le sta coordinando la Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo. Al momento, dunque, non ci sarebbero magistrati "colpiti" da intrusioni nel distretto milanese, né pare in altri distretti giudiziari italiani.
Il caso
Il caso era stato sollevato inzialmente dalla trasmissione Report. Viola segnala ancora che "gli accertamenti investigativi si sono resi necessari poiché, dai primi riscontri, è emerso che le intrusioni informatiche sono avvenute attraverso la forzatura del sistema resa possibile dal possesso delle credenziali di amministratore". Inoltre, ha argomentato ancora il procuratore, "i soggetti perquisiti avevano disponibilità di tali credenziali in virtù di contratti di assistenza informatica stipulati dal Ministero con ditte terze". In conclusione, è stato sottolineato, "le perquisizioni si sono svolte in modo partecipato e nel pieno rispetto delle garanzie difensive".