I sindacati annunciano nuove mobilitazioni contro il piano da 1.700 licenziamenti e proclamano uno sciopero di otto ore il 25 maggio, giorno dell’incontro al ministero delle Imprese e del Made in Italy. Chiedono inoltre un piano industriale e una strategia europea per affrontare la crisi del settore
La vertenza Electrolux entra in una nuova fase di mobilitazione. I sindacati, dopo l'annuncio di un piano industriale che prevede circa 1.700 esuberi, hanno annunciato “scioperi improvvisi, mirati e calibrati, come nelle lotte della stagione 2013-2014" e hanno avvertito che il confronto con l’azienda "non sarà breve e non si concluderà in un paio di settimane". Nel frattempo, è stato proclamato uno sciopero di otto ore in tutti gli stabilimenti del gruppo per il 25 maggio, giorno dell’incontro convocato al ministero delle Imprese e del Made in Italy con l’azienda. La decisione è arrivata al termine del coordinamento dei delegati sindacali, che oggi hanno dato vita anche a un’“irruzione pacifica” nella sede di Porcia, in provincia di Pordenone, e hanno avviato lo stato di agitazione permanente.
L’annuncio dello sciopero del 25 maggio
In una nota, i sindacati hanno riferito che “si è riunito oggi il coordinamento nazionale di Fim, Fiom, Uilm di Electrolux costatando l'immediata ed efficace azione di lotta con scioperi e presidi in tutti i siti coinvolgendo anche le istituzioni locali”. "Il coordinamento ha deciso di non interrompere le iniziative a sostegno della vertenza necessarie a far cambiare idea alla multinazionale e sollecitare le istituzioni. Continuerà perciò lo stato di agitazione con scioperi articolati negli stabilimenti e lo sciopero dello straordinario e delle flessibilità a tempo indeterminato, spiegano. Inoltre, il giorno 25, in concomitanza con l'incontro previsto, si terrà uno sciopero di otto ore in tutti gli stabilimenti del gruppo, con un presidio presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, al quale parteciperanno rappresentanze dei lavoratori provenienti da tutti gli stabilimenti italiani”, continua la nota.
Federmeccanica: “Serve un piano di reindustrializzazione”
Il nodo preoccupa i lavoratori ma anche le imprese. "Fenomeni come quello che sta succedendo in Electrolux non li possiamo solo subire: serve un piano di politica di reindustrializzazione dell'Europa", ha riferito il presidente nazionale di Federmeccanica, Simone Bettini, intervenuto a Bari durante l’assemblea nazionale della Fiom Cgil. Bettini ha spiegato che "bisogna andare a scavare per capire dietro cosa c'è: da una parte sono
posizionati in America, dall'altra c'è un problema di crisi in Europa, da una parte arriva un cinese che è il secondo produttore mondiale di elettrodomestici e mette sul tavolo 10 miliardi di euro per comprare dagli svedesi tutto Electrolux nel mondo". "Noi siamo in mezzo tra l'America e la Cina, cosa vogliamo fare?", è la domanda del presidente di Federmeccanica,
che attribuisce al governo il "compito di dare la ricetta finale".
Fiom: “Serve il ritiro dei licenziamenti”
Sul caso Electrolux è intervenuto ieri anche il segretario generale della Fiom Michele De Palma, che ha chiesto "un sostegno reale da parte del governo" e all'azienda il "ritiro del piano di 1.700 licenziamenti". Secondo De Palma, il caso Electrolux è solo l'ultima crisi industriale in ordine di tempo, che fotografa una situazione che è da "allarme rosso”. “Dall'Ilva alla Natuzzi alla Marelli alla Bosch, insomma il punto è che serve un piano industriale in cui il governo e le varie istituzioni si assumano le proprie responsabilità". "Abbiamo avanzato da tempo alla presidente del Consiglio la richiesta di un confronto sul futuro dell'industria", ha aggiunto, evidenziando che "se salta la siderurgia, l'elettrodomestico, l'automotive, il rischio che corriamo è diventare un Paese che non ha più una sovranità industriale". Il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, intervenuto all'assemblea, ha ricordato che in Puglia ci sono attualmente 43 crisi industriali, e ha chiesto al governo "un piano strategico nazionale”.