Caro carburante, armatori siciliani verso blocco dello Stretto di Messina il 1° maggio
Cronaca ©AnsaGli armatori siciliani chiedono al Governo di convocare con urgenza gli Stati generali della Pesca, mentre va avanti la mobilitazione contro i rincari al prezzo del carburante.
Una lettera aperta alla presidente del Consiglio, al Prefetto, al Questore e alla Capitaneria di Porto di Catania, firmata dal Presidente Alfio Fabio Micalizzi, per sottolineare la condizione di estrema difficoltà in cui versa il comparto della pesca marittima italiana. "Un settore oggi esposto a dinamiche economiche non più sostenibili" - scrive Micalizzi - "a causa del costo del carburante defiscalizzato destinato ai pescherecci, principale fattore produttivo del settore. Gli attuali livelli di prezzo, spesso superiori a 1,20 euro al litro e con punte fino a 1,40 euro, risultano incompatibili con la continuità operativa delle imprese. Alla luce di ciò, la Federazione formula una richiesta chiara e circoscritta: l’introduzione di un tetto massimo al prezzo del carburante alla pompa compreso tra 0,40 e 0,50 euro al litro e, nei casi straordinari assimilabili a condizioni di “economia di guerra”, la previsione di un limite massimo non superiore a 0,60-0,70 euro al litro per il diesel defiscalizzato destinato alla pesca. Si ritiene che ogni altra misura non strutturale non sia idonea a risolvere l’attuale emergenza, configurandosi come intervento meramente palliativo.
"Negli ultimi anni" prosegue la lettera "si è già registrato un progressivo disimpegno dal sistema nazionale, con diversi armatori che hanno optato per il cambio di bandiera delle proprie unità verso registri esteri. In assenza di interventi concreti e tempestivi, si profila il rischio di una nuova e più ampia ondata di delocalizzazione, con evidenti ricadute occupazionali ed economiche. In tale contesto, la Federazione propone la convocazione urgente degli Stati Generali della Pesca, da tenersi a Roma, con il coinvolgimento di tutte le rappresentanze sindacali e datoriali, nonché dei Presidenti di Regione e degli Assessori competenti. Si evidenzia che una convocazione tempestiva e qualificata degli Stati Generali, accompagnata da un chiaro impegno del Governo sulle misure richieste, potrebbe rappresentare un segnale decisivo di attenzione istituzionale, idoneo a favorire un immediato rientro della tensione nel comparto. In particolare, un’apertura concreta in tal senso potrebbe determinare il ritorno dei pescherecci in mare, la revoca dello stato di agitazione attualmente in essere e contribuire a scongiurare ulteriori iniziative di mobilitazione già oggetto di valutazione, tra cui una manifestazione pacifica nello Stretto di Messina, da attuarsi mediante la presenza coordinata di unità da pesca in navigazione nell’area".
"La Federazione" - conclude Micalizzi - "ribadisce che l’obiettivo prioritario resta quello di individuare soluzioni condivise attraverso il dialogo istituzionale, nel pieno rispetto delle norme e dell’ordine pubblico, evitando ogni forma di irrigidimento del confronto.
Fas: “Vogliamo far sentire la nostra voce”
La mobilitazione contro il caro carburanti va avanti da giorni. "Al vaglio - avevano annunciato lunedi i pescatori "c'è il blocco dello Stretto di Messina, il primo maggio prossimo, con tanti pescherecci provenienti da tutte le marinerie, siciliane e calabresi”. L’iniziativa servirà a "far sentire la nostra voce al governo Meloni che quando era all'opposizione diceva di impegnarsi per le accise, per il caro carburanti e per tanto altro, mentre oggi non ha fatto niente né per gli utenti né, tanto meno, per le categorie produttive”, aveva detto Micalizzi. "Il comparto pesca chiede un intervento immediato del governo per mettere un tetto massimo al prezzo del diesel. Senza questo si corre il rischio di licenziamento dei dipendenti degli armatori e che barche possano essere messe in vendita oppure avviate alla demolizione. Qualcuno degli associati addirittura ha avanzato la possibilità di cambiare bandiera ed 'iscrivere' le barche o a Malta o addirittura in Tunisia dove i pescherecci pagano il carburante 30 centesimi al litro”.