Morte di Erika Squillace in Egitto, aperta un'inchiesta per omicidio colposo
CronacaSecondo le prime ipotesi, alla 27enne sarebbe stato somministrato un farmaco in dose massiccia per provocare un aborto, che l'avrebbe intossicata e uccisa. I genitori hanno presentato denuncia contro il marito della figlia, sostenendo che l'uomo non avrebbe voluto portare la 27enne in ospedale. La Procura di Roma ha aperto un fascicolo
Proseguono le indagini sul caso di Erika Squillace, la donna di 27 anni morta in ospedale ad Alessandria d'Egitto il 20 agosto 2025. Stando alle prime ipotesi al vaglio degli inquirenti, alla 27enne di Casali di Mentana sarebbe stato somministrato un farmaco in dose massiccia per provocare un aborto. Secondo alcune indiscrezioni, la donna sarebbe stata incinta al settimo mese ma, come ha specificato a Fanpage l'avvocato dei genitori Daniele Sacra, si tratterebbe di un'informazione "in fase di accertamento". Intanto, la famiglia Squillace ha presentato denuncia ai carabinieri contro il marito della figlia, sostenendo che l'uomo non avrebbe voluto portarla in ospedale, se non dopo ripetute insistenze e la minaccia della madre di chiamare la polizia. Intanto, la Procura ha aperto un fascicolo per omicidio colposo.
Le indagini
I carabinieri hanno acquisito il cellulare della 27enne e le cartelle cliniche egiziane dell’Andalusia Hospital Al Shallalat. Non si esclude che venga analizzata anche la documentazione italiana. Secondo le prime ipotesi, a Squillace sarebbe stato somministrato in casa mezzo flacone di Methotrexate, un farmaco anti-tumorale impiegato anche per provocare interruzioni di gravidanza. Al momento dei fatti, la donna si trovava nella città egiziana di Tanta, dove si era recata con la madre per conoscere i suoceri. Al momento, sul corpo della 27enne è in corso l'esame autoptico al Policlinico Gemelli di Roma.
Il legale dei genitori: "Erika intossicata dal farmaco"
Come ha riferito il legale della famiglia Squillace, citato da Fanpage, alla donna sarebbe stato "somministrato da personale non medico un farmaco chemioterapico al di fuori di qualsiasi struttura sanitaria in dosi tali da intossicarla ed ucciderla". Poi ha aggiunto: "Erika dopo le iniezioni stava male e non è stata portata tempestivamente in ospedale". Ora, la famiglia "vuole che venga fatta verità su quanto accaduto".