La risparmiatrice era convinta di aver sottoscritto buoni ventennali da 50mila euro ma erano titoli a sei anni. La prescrizione era scattata nel 2017. Nonostante la mancata consegna del foglio informativo analitico, il Tribunale ha applicato la recente linea della Cassazione sulla responsabilità del sottoscrittore
Era convinta di avere in mano un piccolo tesoro accumulato, invece, per una risparmiatrice di Ferrara, la realtà si è rivelata ben diversa. Il caso rappresenta la prima applicazione in Emilia-Romagna delle indicazioni contenute in una recente sentenza della Corte di cassazione sui buoni fruttiferi postali, pubblicata il 3 marzo. Nei giorni scorsi, il Tribunale di Ferrara ha respinto il ricorso di una donna che, nel 2023, si era presentata alle Poste per incassare i suoi buoni dal valore di 50.000 euro più gli interessi ventennali. Ma non ha ottenuto nulla: i buoni erano scaduti e il giudice ha dato ragione a Poste Italiane.
Buoni ritenuti ventennali, ma scaduti da anni
La risparmiatrice aveva acquistato nel marzo del 2001 cinque buoni fruttiferi postali, convinta che fossero titoli ventennali con scadenza nel 2021. Contando sui dieci anni successivi per il rimborso, nel 2023 aveva deciso di incassarli. L'impiegato postale, però, le aveva comunicato che i buoni risultavano scaduti. Da lì era nato il contenzioso, concluso con la sentenza della giudice Monica Bighetti, che ha rigettato il ricorso. Secondo la sentenza del tribunale, i buoni appartenevano alle serie AA1, istituita con decreto ministeriale del 19.12.2000, emessi dal 28.12.2000 al 13.4.2001. Questi buoni prevedevano una scadenza a sei anni e un rendimento del 35% sul capitale. Il termine di prescrizione del rimborso, quindi decorreva dalla scadenza del sesto anno, dal 2007, con prescrizione definitiva nel 2017. Di conseguenza, la richiesta di rimborso è arrivata tardi.
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Il nodo del figlio informativo
La donna sosteneva di non aver ricevuto il foglio informativo analitico al momento della sottoscrizione. Tuttavia, la Cassazione ha stabilito che la mancata consegna può rendere più complessa la conoscenza della data di scadenza del buono, ma non impossibile. Il creditore avrebbe potuto consultare la Gazzetta Ufficiale per verificare termini e prescrizioni. La vicenda interessa migliaia di italiani, poiché negli anni le pronunce sui buoni fruttiferi postali sono state spesso discordanti. Non è escluso che la questione possa approdare alle sezioni unite della Cassazione che interviene proprio nel caso di diversi pronunciamenti su fatti analoghi.