Biennale, l’Ue: “Stop fondi se ci saranno i russi”. Replica: “Abbiamo rispettato le leggi”
CronacaLa Commissione ha avviato la procedura per congelare o revocare i fondi all’istituzione culturale per aver permesso alla Russia di riaprire il "suo" padiglione, chiuso dal 2022. La Biennale si dice “certa di non aver violato alcuna norma”. E scoppia la polemica politica
Si è accesa la polemica intorno alla Biennale di Venezia: la Commissione europea ha infatti avviato la procedura per congelare o revocare i fondi all’istituzione culturale per aver permesso alla Russia di riaprire il "suo" padiglione, chiuso dal 2022. A comunicarlo con una lettera al presidente della fondazione, Pietrangelo Buttafuoco, è stata l'Agenzia esecutiva per l'istruzione e la cultura, articolazione della Commissione. La Biennale avrà trenta giorni per chiarire la propria posizione o fare retromarcia, altrimenti perderà una sovvenzione di due milioni di euro per un periodo di tre anni (dal '25 al '28).
La Biennale: “Abbiamo agito nel rispetto delle leggi”
La Biennale di Venezia ha replicato affermando che "esprimerà nei tempi e termini dovuti le proprie ragioni, certa di non aver violato alcuna norma e di aver agito nel pieno rispetto della convenzione in essere con l'European Education and Culture Executive Agency (EACEA) della Commissione europea". L’istituzione culturale poi "conferma altresì di aver agito in stretta osservanza delle leggi nazionali e internazionali vigenti e nei limiti delle proprie competenze, responsabilità e finalità".
Le reazioni del mondo politico
Intanto però in giornata si è accesa la polemica politica: il vicepremier Matteo Salvini ha parlato di “volgare ricatto da parte della burocrazia europea nei confronti di uno degli enti culturali più importanti e liberi del mondo”. Il vicepremier ha aggiunto che “siamo veramente alla follia. Con quello che accade nel mondo e in Iran, che a Bruxelles minaccino le istituzioni culturali italiane è veramente imbarazzante". Anche per il capogruppo M5S al Senato Luca Pirondini la decisione di Bruxelles "è un atto grave e arrogante”, e ha parlato di "un'ingerenza politica sull'autonomia e sulla libertà culturale degli italiani espressa con il linguaggio dei burocrati". Secondo Angelo Bonelli di Avs la vicenda ha messo in luce il doppio standard dell'Unione Europea, che a suo giudizio interviene sulla Russia e tace su Israele.
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Sanzioni ucraine contro 5 operatori culturali legati al Padiglione
Intanto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha sanzionato cinque operatori culturali legati alla partecipazione della Russia alla prossima Biennale d'Arte di Venezia. Il decreto, che è stato firmato ieri, è motivato dal fatto che le cinque personalità del mondo culturale russo "giustificano l'aggressione e diffondono propaganda russa in occasione di eventi internazionali". Tra di essi figura Anastasia Karneeva, figlia del vicedirettore generale di Rostec, commissaria del Padiglione russo e co-fondatrice della società di gestione Smart Art; vi è poi Mikhail Shvydkoy, definito "rappresentante speciale del presidente russo per la cooperazione culturale internazionale, che definisce la guerra della Russia contro l'Ucraina un momento storico importante", e accusato di aver affermato che "l'ammissione della Russia alla Biennale di Venezia sarebbe la prova che la cultura russa non è isolata". Ci sono poi la violinista Valeria Oliynyk, il cantante Ilya Tatakov e il vocalista Artem Nikolaev.