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Biennale Venezia 2026, lettera di 73 artisti e curatori: "Via Israele, Russia e Usa"

Cronaca
©Getty

Nell'appello si chiede di escludere i "governi che stnno attivamente commettendo crimini di guerra"

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Secondo quanto riportato da La Repubblica del 3 aprile, 73 tra artisti e curatori che saranno alla prossima Biennale di Venezia hanno scritto una lettera al presidente Pietrangelo Buttafuoco per chiedere l'esclusione di tutti i "governi che stanno attivamente commettendo crimini di guerra!". La Russia, dunque, ma anche Israele e Usa. Paesi che, scrivono artisti e curatori, portano avanti "forme crescenti di oppressione sistemica, disuguaglianze e cancellazione, inclusi il genocidio e la pulizia etnica in Palestina, in Sudan e in Myanmar, nonché la violenza dilagante, l'occupazione e la guerra in Camerun, Congo, Cuba, Iran, Kashmir, Libano, Mozambico, Ucraina, Venezuela e in troppi altri luoghi".

"Una soglia da non normalizzare"

Secondo gli artisti "c'è una soglia oltre la quale la partecipazione alla Biennale non dovrebbe essere normalizzata". Tra i firmatari, oltre ad artisti di fama internazionale come il cileno Alfredo Jaar, ci sono soprattutto tre dei cinque collaboratori della curatrice Koyo Kouoh, scomparsa improvvisamente a maggio scorso. Rasha Salti, Gabe Beckhurst Feijoo e Rory Tsapayi fanno parte del team scelto da Kouoh che sta portando avanti il suo progetto In Minor Keys, titolo della mostra in programma ai Giardini e all'Arsenale dal 9 maggio al 22 novembre. Il presidente che voleva "aprire a tutti", si legge su La Repubblica, si è invece ritrovato al centro della più rovente polemica culturale-internazionale che l'esposizione di Venezia abbia mai vissuto.

"Ammettere chi commette crimini di guerra non è neutrale"

Nella lettera, gli artisti scrivono di essere profondamente contrari alla decisione di trasferire il padiglione israeliano "in spazi adiacenti alla mostra principale, In Minor Keys, ideata da Koyo Kouoh". "La Biennale ha rilasciato una dichiarazione di neutralità e noi ribattiamo che consentire la partecipazione a governi che stanno attivamente commettendo crimini di guerra, atrocità e genocidio non è neutrale - si legge ancora nella lettera-appello - Una comunità di nazioni può esistere solo se gli Stati vengono sanzionati quando violano in modo eclatante il diritto internazionale e i diritti umani. In quanto evento artistico più grande e visibile al mondo, la posizione assunta dalla Biennale ha un impatto enorme". 

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