Omicidio Nada Cella, i giudici: "Anna Lucia Cecere la uccise per invidia sociale"

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Pubblicate le motivazioni della sentenza emessa lo scorso 15 gennaio, che ha condannato l’ex insegnante a 24 anni di carcere. Secondo la Corte d'Assise di Genova, la donna avrebbe ucciso la segretaria del commercialista Marco Soracco perché invidiosa di ragazze dell'entroterra come la vittima, "sprezzantemente definite 'contadine' che, contrariamente a lei, riuscivano ad affermarsi nel lavoro acquisendo una sicurezza economica a lei preclusa e assai agognata"

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Anna Lucia Cecere, l'ex insegnante condannata a 24 anni di carcere, uccise Nada Cella "per invidia sociale", in un "dolo d'impeto" perché invidiosa di ragazze dell'entroterra qual era la stessa Nada "sprezzantemente definite 'contadine' che, contrariamente a lei, riuscivano ad affermarsi nel lavoro acquisendo una sicurezza economica a lei preclusa e assai agognata". Lo scrivono i giudici della Corte d'Assise di Genova nelle motivazioni della sentenza emessa lo scorso 15 gennaio in relazione all’omicidio avvenuto il 6 maggio 1996 a Chiavari. La giovane segretaria sarebbe stata "colpevole", agli occhi della sua assassina, di avere atteso agli ordini impartiti dal suo datore di lavoro, il commercialista Marco Soracco (condannato a due anni per favoreggiamento), ovvero di non passare più sue telefonate.

La testimonianza e il bottone

Il cold case del 1996 era stato riaperto grazie alla rilettura fatta dalla criminologa Antonella Delfino Pesce e dall'avvocata Sabrina Franzone, le cui intuizioni hanno poi convinto la pm Gabriella Dotto ad affidare le indagini alla squadra mobile. Un delitto, per i magistrati, che non ha movente ma le cui ragioni vanno ricercate nella personalità dell'imputata. Cecere è "una donna dal vissuto assai sofferto, cresciuta tra mille difficoltà, convintasi della possibilità di 'sistemarsi' soltanto conquistando un uomo possidente grazie alla sua indubbia avvenenza, complessata e frustrata". Tra gli indizi che la Corte ha preso in considerazione ci sono la testimonianza della mendicante, che avrebbe visto l'ex insegnante uscire quella mattina dal codominio dove si consumò il delitto, e il bottone trovato sotto il corpo della vittima. Un bottone uguale a quelli trovati a casa di Cecere, che all'epoca era stata indagata per soli cinque giorni, e che secondo i giudici "solo un clone avrebbe potuto indossare quella mattina".

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Il ruolo di Soracco

Un capitolo delle motivazioni è dedicato anche al commercialista Soracco. Un uomo "succube e ostaggio delle decisioni di mamma e zia". Il professionista, secondo i giudici, al "gran rifiuto" di Nada Cella di fidanzarsi con lui aveva iniziato a frequentare Anna Lucia Cecere, poco gradita a le due donne di casa. E dunque, ha mentito perché "ha 'tradito' la madre quando ha iniziato a provare interesse per una donna non all'altezza del proprio rango sociale. È quindi possibile che abbia sentito il 'dovere' di espiare la correlata pena, costituita dal peso delle indagini e della pubblica sovraesposizione della sua persona. Se avesse, invece, abbracciato la scelta di liberarsi quanto prima dalla graticola giudiziaria e mediatica sulla quale era finito avrebbe corso il rischio che Cecere rivelasse pubblicamente il di lui 'indegno' interesse" e sarebbe diventato un "parafulmine dell'ira funesta di una donna diventata omicida quasi per caso".

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