Gli investigatori stanno lavorando senza sosta per ricostruire quanto accaduto nelle giornate del 23 e 24 dicembre, prima che le due si sentissero male. Stamattina Gianni e Alice Di Vita sono stati sentiti, senza avvocato, entrando da un'entrata secondaria della Questura per evitare telecamere e giornalisti
Le indagini proseguono a 360 gradi. Dopo aver interrogato una ventina di persone tra parenti e amici della famiglia, oggi in questura sono stati ascoltati il marito e la sorella delle due vittime, Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, morte dopo Natale a seguito di una presunta intossicazione alimentare. Su quello che ormai è stato chiamato il giallo di Pietracatella stanno lavorando senza sosta gli investigatori di Campobasso per ricostruire quanto accaduto nelle giornate del 23 e 24 dicembre, prima che le due si sentissero male. Stamattina Gianni e Alice Di Vita sono stati sentiti, senza avvocato, per ripercorrere le ultime ore della madre e della figlia quindicenne. Sono entrati da un'entrata secondaria della Questura per evitare telecamere e giornalisti che stazionano davanti al cancello principale. Sono ore cruciali e l’attività prosegue su più fronti. Secondo l'ipotesi della Procura le due donne potrebbero essere state avvelenate con la ricina nel dicembre scorso nella loro casa di Pietracatella, in provincia di Campobasso.
L'avvocato
Il legale di Gianni e Alice Di Vita, Paolo Lanese, spiega che “il fatto stesso che i nostri clienti siano stati convocati in questura senza la presenza di un avvocato - afferma all’Adnkronos - dimostra palesemente che non sono indagati e che si procede ancora contro ignoti”. Sono passati tre mesi abbondanti, ma ancora non ci sono indagati. “Né – aggiunge Lanese - c’è la certezza del cibo avvelenato e se fosse stato un caffè preso fuori casa? Insomma, è assolutamente presto per trarre qualunque conclusione e puntare il dito contro qualcuno”.