L'attacco informatico che ha colpito, negli scorsi mesi, i servizi amministrativi del polo museale non ha indotto la struttura ad adottare una serie di accorgimenti così come era stato segnalato dal quotidiano "Il Corriere della Sera". Lo fa sapere la stessa direzione del museo
L'attacco hacker che tra fine gennaio e inizio febbraio scorsi ha colpito i servizi amministrativi delle Gallerie degli Uffizi, a Firenze, avrebbe indotto la direzione della struttura a chiudere un intero pezzo di Palazzo Pitti fino a data da destinarsi, oltre che a trasferire velocemente i gioielli più pregiati del Tesoro dei Granduchi nel caveau della Banca d'Italia e a murare porte e uscite di sicurezza con calce e mattoni, così come segnalato dal Corriere della Sera. Ma la stessa direzione del museo fiorentino ha voluto fare chiarezza su quanto accaduto: "Alle 20,44 di ieri sera la Direzione delle Gallerie degli Uffizi riceveva una unica chiamata da un numero ignoto, non preceduta da un messaggio di presentazione. Un’ora dopo si scopriva che trattavasi di un giornalista di cui ben due articoli erano già impaginati e avviati alla stampa riguardante i presunti problemi di sicurezza seguiti all’attacco hacker del 1 febbraio scorso", ha fatto sapere la struttura. "Alla fine dell’articolo uscito oggi si legge che il direttore degli Uffizi, “contattato”, avrebbe “preferito non commentare”. Il pezzo è pieno di imprecisioni, errori ed informazioni infondate che si sarebbero potute evitare, se al museo fossero state garantite per tempo le corrette condizioni e la possibilità di spiegare la situazione".
Le precisazioni
Gli Uffizi, dunque, hanno precisato che "non è stato compiuto nessun danno nè effettuato alcun furto". Inoltre, è stato riferito anche che "le telecamere erano in fase di sostituzione da un anno. La situazione non era affatto come al Louvre; le telecamere alle Gallerie c’erano, ma erano analogiche e ora sono digitali. Ne è stata eseguita la sostituzione dopo segnalazione della polizia nel 2024 ed essa, ovviamente, è stata accelerata per via dei fatti del Louvre, già prima (e poi anche dopo) l’attacco hacker. La struttura fiorentina ha specificato poi anche che "non sono state rubate password. Nessuna, in assoluto, perché i sistemi di sicurezza sono a circuito chiuso interno e non aperti all’esterno" e che "per la posizione delle telecamere esse sono per definizione visibili da chiunque si faccia un giro nei locali e questo in tutti i musei e i luoghi pubblici del mondo.
Le altre smentite
Gli Uffizi sottolineano anche che "non ci sono prove di alcun tipo riguardo al possesso da parte degli hacker di mappe sulla sicurezza" e che "per quanto riguarda il tesoro mediceo, esso è chiuso perché si è affidato il cantiere di rifacimento di tutto il museo la cui gara è stata lanciata a settembre; dunque i pezzi andavano sgombrati comunque in vista dell’inizio del lavori. Inoltre, "per quanto riguarda le porte murate, si tratta in parte di presidi richiesti dal piano anti incendio, di cui è stata depositata non a caso la Scia ai vigili del fuoco nella giornata dell’altro ieri. Un evento storico dopo decenni di assenza di certificazione antincendio e che ha visto un grande lavoro da parte del personale degli Uffizi. Altre sono state effettivamente aggiunte per evitare la permeabilità eccessiva degli spazi di edifici storici, vale la pena ricordarlo, risalenti al 1500, e viste le mutate funzioni e il mutato contesto internazionale". In ultima istanza, è stato spiegato che "il server fotografico non è stato rubato. Il backup effettuato è infatti completo", che "non sono stati infiltrati i telefoni dei dipendenti" e ancora che "i giorni di paralisi sono legati al tempo di ripristino del backup che è stato completato. Non è stata persa nessuna informazione".