Caso Paolo Ungari, pm valuta riapertura dell'indagine: "Non fu incidente, venne ucciso"

Cronaca
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Secondo la Procura di Roma, la morte dell'ex presidente della Commissione diritti dell'uomo alla presidenza del Consiglio, trovato morto il 6 settembre del 1999, “non fu dovuta ad un incidente, ma venne ucciso”. Il corpo di Ungari fu trovato nel vano dell'ascensore di un palazzo in piazza d'Ara Coeli a Roma, dove si trovava la sede della Lega internazionale per i diritti umani (Fidh) di cui era presidente onorario

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“Paolo Ungari è stato ucciso”. È questa l'ipotesi avanzata dalla Procura di Roma sul caso dell'ex presidente della Commissione diritti dell'uomo alla presidenza del Consiglio, trovato morto il 6 settembre del 1999. Secondo il pm, la morte di Ungari “non fu dovuta ad un incidente, ma venne ucciso”. Il corpo dell'ex presidente fu trovato nel vano dell'ascensore di un palazzo in piazza d'Ara Coeli a Roma, dove si trovava la sede della Lega internazionale per i diritti umani (Fidh) di cui era presidente onorario. All'attenzione della Procura, una istanza della famiglia e in particolare della figlia della vedova, Fabia Bettini, assistite dall'avvocato Paolo Toscano.

Il caso di Paolo Ungari

Nell'istanza si segnalano alcune incongruenze nelle vecchie indagini e nuovi spunti investigativi che erano stati "lasciati inesplorati" nei primi accertamenti, poi archiviati nel 2003. Insieme a "nuove circostanze che possono portare ad una concreta ricerca della verità". Nel documento si legge anche che "di recente si è venuti a conoscenza di alcune circostanze che, unitamente alle fonti di prova già acquisite ed opportunamente approfondite, possono ragionevolmente far giungere gli inquirenti all'acquisizione di nuove fonti di prova e soprattutto alla determinazione certa delle cause della morte del professore Ungari ed alla conseguente individuazione dei responsabili".

I familiari: "Fiducia nel pm, non fu un incidente"

"Come famiglia partiamo da una certezza: sappiamo ciò che non è successo quella sera. Non può essere stato un incidente". Queste le parole di Fabia Bettini, figlia della vedova di Paolo Ungari. "Le perizie tecniche sullo stato dei luoghi sono pressoché unanimi, non è possibile che Ungari sia precipitato aprendo la porta senza che l'ascensore fosse al piano e l'ipotesi di una caduta accidentale è stata smentita dalle nuove perizie", riferisce ancora Bettini. "Ora confidiamo che la Procura, di cui abbiamo piena fiducia, anche alla luce di ciò che sta emergendo proprio in questi giorni riapra il caso per vederci chiaro, per ricostruire un puzzle che via via si sta componendo grazie a nuovi testimoni mai ascoltati, a documenti da acquisire e a persone chiave da identificare", ha ribadito. Bettini si è poi detta "consapevole che sono passati molti anni" ma "Ungari era un uomo di legge, un uomo di stato che ha dedicato una vita alla tutela dei diritti ed è giusto che ora che sembrano esserci le condizioni si provi a fare luce su ciò che gli è accaduto". Secondo la donna, "sarebbe importante che anche la Luiss potesse essere di supporto in questa fase per raccogliere informazioni utili anche sui corsi che il professore Ungari per loro conto teneva in America Latina".   

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