Le due donne morirono dopo il pranzo di Natale. Nel loro sangue sono state trovate tracce di ricina, un potente veleno che orienta l'inchiesta sull'omicidio premeditato. A cambiare radicalmente il quadro sono stati gli esami tossicologici. Ora gli investigatori indagano su rapporti tra parenti e possibili scenari rimasti nascosti
Svolta nel caso delle due donne, mamma e figlia, morte subito dopo Natale all'ospedale Cardarelli di Campobasso dopo una sospetta intossicazione alimentare. I pasti consumati nella casa di Pietracatella non c'entravano nulla con la morte di Sara Di Vita, 15 anni, e di sua mamma, la cinquantenne Antonella Di Jelsi, 50 anni. A tre mesi esatti da quella tragedia che ha sconvolto il Molise, c'è un nuovo fascicolo di indagine, al momento contro ignoti, aperto dalla procura di Larino - l'ufficio competente per territorio - per duplice omicidio premeditato. Lo si apprende da fonti qualificate. Sara Di Vita, 15 anni, e sua mamma Antonella Di Jelsi, 50 anni, sarebbero state avvelenate nella loro casa di Pietracatella con la ricina. Tracce del veleno sono state trovate durante gli esami effettuati sul sangue, sia in Italia che all'estero.
Le due donne sarebbero state avvelenate
Madre e figlia sarebbero state avvelenate nella loro casa con la ricina. Tracce della sostanza sono state trovate durante gli esami effettuati sul sangue, sia in Italia che all'estero. La svolta nelle indagini, portate avanti in questi mesi dalla Squadra Mobile di Campobasso guidata da Marco Graziano, è arrivata dal Centro Antiveleni di Pavia, diretto da Carlo Locatelli. Gli esami sono stati svolti in Italia, ma anche in Svizzera e gli accertamenti sono arrivati fino agli Stati Uniti per la ricerca di casi di avvelenamento simili a quello molisano. Le prime verifiche sugli alimenti utilizzati dalla famiglia nei giorni delle feste natalizie non avevano riscontrato anomalie ed era stato ipotizzato un errore medico: le due donne erano tornate a casa dopo essersi recate al Pronto soccorso dell'ospedale Cardarelli di Campobasso, ma le loro condizioni si erano poi aggravate fino alla morte. Per questo 5 medici erano stati indagati con l'ipotesi di reato di omicidio colposo. Un'inchiesta, quella nei loro confronti, che alla luce delle novità emerse oggi potrebbe andare incontro ad una archiviazione.
Approfondimento
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Tracce di ricina trovate negli esami del sangue
La storia infatti viene completamente riscritta con l'entrata in scena della ricina, una sostanza velenosa (presente nella pianta del ricino) che dopo l'ingestione causa innanzitutto nausea, vomito, diarrea e affanno; l'avvelenamento può poi progredire fino a far collassare diversi organi e a causare il decesso. Il lavoro degli investigatori ora prosegue per individuare il responsabile dell'avvelenamento e le modalità con le quali è avvenuto. Le novità emerse in queste ore accendono inevitabilmente dubbi sulla stessa famiglia e su tutto il mondo che la circonda.
Investigatori al lavoro su rapporti tra parenti
Ma è chiaro che ora gli investigatori hanno il difficile compito di scoprire chi ha avvelenato le due donne, concentrandosi anche sui rapporti all'interno della famiglia e su eventuali tensioni. Non solo, si cerca di capire anche presunti dissapori o motivi di risentimento da parte di altri parenti e conoscenti e anche di rapporti segreti. Gianni Di Vita è stato a lungo sindaco del paese ed è un conosciuto commercialista. La casa delle vittime è ancora oggi sotto sequestro, mentre il papà e la figlia Sara, i due componenti della famiglia delle vittime, vivono da tre mesi in un'altra abitazione. "Ci sembra tutto così strano - dice il sindaco di Pietracatella, Antonio Tomassone - ci stringiamo attorno ai familiari che affrontano ora una nuova tempesta. Abbiamo fiducia negli investigatori che fanno il loro lavoro".