Scandalo del sangue nelle Marche, centinaia di sacche di plasma sprecate: cosa sappiamo

Cronaca
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Verifiche in corso per il caso delle sacche di plasma gettate nella spazzatura. Secondo Fanpage, si tratterebbe di circa sei quintali di sacche buttate dall'Officina trasfusionale dell'Azienda ospedaliero universitaria delle Marche di Torrette di Ancona, a causa del mancato congelamento nelle 24 ore successive al prelievo.  L'assessore regionale alla Sanità Paolo Calcinaro, ha affermato, invece, che il numero delle sacche sprecate sarebbe di gran lunga inferiore

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È polemica nelle Marche per alcune sacche di plasma gettate nella spazzatura: sacche che avrebbero dovuto essere destinate alla ricerca, alla produzione di farmaci o alle trasfusioni. Si tratterebbe, secondo la notizia anticipata da Fanpage, di circa sei quintali di sacche buttate dall'Officina trasfusionale dell'Azienda ospedaliero universitaria delle Marche (Aoum) di Torrette di Ancona, a causa del mancato congelamento nelle 24 ore successive al prelievo. 

L'assessore regionale alla Sanità Paolo Calcinaro, ha affermato, invece, che il numero delle sacche sprecate sarebbe di gran lunga inferiore: "circa 300 sacche da 250 grammi l'una", conseguenza di una "criticità legata alla carenza di personale di una giornata, nei primi giorni di marzo". 

 

In corso verifiche del Centro nazionale del sangue

Il Centro nazionale sangue (Cns) ha avviato una verifica sul caso. "In merito alle notizie stampa relative a sacche di plasma eliminate nelle Marche per problemi tecnici relativi alla conservazione  - si legge in una nota - il Centro Nazionale Sangue sta verificando con la Struttura regionale di coordinamento quanto accaduto. Al termine di questa verifica preliminare, il Cns valuterà le opportune iniziative di competenza, in accordo alla normativa vigente".

 Botta e risposta in Consiglio regionale

Il caso delle sacche di plasma sprecate dopo i prelievi nelle Marche agita anche il Consiglio regionale odierno, che oggi era dedicato proprio al tema della sanità. Dopo la discussione delle dieci mozioni sul tema - nove proposte dalle opposizioni e una dalla maggioranza - le dichiarazioni di voto dei consiglieri di minoranza sulla proposta di risoluzione si sono concentrate principalmente sulla questione del plasma sprecato.  "L'assessore invii gli atti alla Procura della Repubblica per trovare le responsabilità - ha detto il consigliere regionale dem, Fabrizio Cesetti - Non basta una verifica interna. Qui ci sono responsabilità precise e ve le dovete assumere". Anche secondo il consigliere regionale della lista Ricci presidente, Massimo Seri, è necessaria "una vera indagine per accertare le responsabilità". Pronta la replica del capogruppo di Fratelli d'Italia, il consigliere regionale Andrea Putzu, che si è rivolto all'opposizione. "Sono certo e mi auguro che venga fatta chiarezza. - ha avvertito - Ma eviterei di fare sciacallaggio politico". 

Plasma utilizzato per farmaci salvavita

Il plasma, la parte liquida del sangue, è una risorsa preziosa per i pazienti. Viene infatti utilizzato per la produzione di famaci salvavita, come immunoglobuline, albumina e fattori della coagulazione. Le immunoglobuline sono impiegate nella terapia sostitutiva delle immunodeficienze e nel trattamento di patologie infiammatorie neurodegenerative e come terapia post-esposizione (es. tetano). L'albumina può essere utilizzata per trattare traumi, disfunzioni del fegato, ustioni gravi. Altri plasmaderivati come i fattori della coagulazione possono essere utilizzati per trattare malattie rare come l'emofilia. Per il Servizio sanitario nazionale l'autosufficienza in sangue ed emocomponenti è un obiettivo nazionale cui concorrono le strutture trasfusionali e le associazioni e federazioni di donatori sulla base di una programmazione nazionale e regionale. Nel nostro Paese, ricorda il Cns, la donazione è volontaria, periodica e non remunerata. Si può scegliere se donare sangue intero, che poi viene scomposto in plasma, globuli rossi e piastrine, o soltanto uno o più dei suoi componenti, come il plasma.

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L'Italia pur essendo tra i Paesi europei con la maggiore quantità di plasma raccolto, non è ancora autosufficiente ed è costretta a importare dall'estero una quota rilevante di plasmaderivati.  A livello nazionale, l'Italia ha conferito nel 2025 all'industria complessivamente circa 920 tonnellate di plasma, 11 tonnellate in più rispetto all'anno precedente. Malgrado questi ottimi risultati, la quota di autosufficienza nazionale relativa all'albumina è del 75%. Per quel che riguarda le immunoglobuline, invece, la quota si abbassa al 60%, complice anche un aumento vertiginoso della domanda che negli ultimi dieci anni è aumentata del 57%.  

Cns: le Marche una regione virtuosa

Nei primi due mesi del 2026 la rete trasfusionale delle Marche, rileva il Cns, ha permesso di conferire all'industria farmaceutica oltre 5.200 chili di plasma, in vista di un obiettivo concordato per l'anno in corso di 35.600 chili, obiettivo leggermente superiore a quello individuato per l'anno 2025 che era stato raggiunto e superato. Dal punto di vista della raccolta di sangue ed emocomponenti, le Marche, afferma il Cns, "rappresentano una regione virtuosa con un quantitativo di plasma inviato alle aziende per la produzione di plasmaderivati (24 kg per mille abitanti) superiore alla media nazionale (15,3 kg per mille abitanti)". 

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