Sulla spiaggia di Steccato di Cutro, alla veglia in ricordo del naufragio del 26 febbraio 2023 nel quale morirono 94 persone, c'erano anche alcuni familiari delle vittime giunti dalla Germania. Per tutti ha parlato Farzaneh Maliki. Il suo è stato un atto di accusa all'Europa e all'Italia: "Quando si sceglie di non salvare possiamo dire che ciò che accade non è più naturale, ma è il risultato di una precisa scelta politica. Questo mare, però, non era solo acqua, è diventato un muro tra indifferenza e responsabilità"
Stamattina una corona di fiori in mare per ricordare quelle 94 vittime, tra le quali 35 bambini, che esattamente tre anni fa, la notte tra il 25 e il 26 febbraio del 2023, proprio in questo luogo, Steccato di Cutro, persero la vita a pochi metri dalla spiaggia, travolte nel naufragio del caicco Summer Love sul quale si erano imbarcate in cerca di un mondo migliore. Nella notte veglia sulla spiaggia in memoria delle vittime di quella strage, promossa dai giornalisti Vincenzo Montalcini e Bruno Palermo.
Tre anni dopo sulla spiaggia si rinnova dolore
A lanciare la corona di fiori in acqua sono stati Shah Shariq, un giovane pakistano di 26 anni che quella notte era sulla barca affondata, e Vincenzo Luciano, il pescatore di Cutro che quella notte fu tra i primi ad arrivare sulla spiaggia del disastro. Insieme a loro, alle quattro di questa mattina, c'erano altri sopravvissuti al naufragio, familiari delle vittime giunti da alcuni Paesi del Nord Europa e tanta gente comune. Tutti si sono stretti in un momento di preghiera per le persone che hanno perso la vita, per quelle che non sono state mai più ritrovate.
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Veglia sulla spiaggia per il terzo anniversario
"Ora sto meglio ma è difficile dimenticare quello che è accaduto qui. È stato brutto. C'erano famiglie, donne, bambini che non ce l'hanno fatta. È stato troppo brutto...". Muhammad Shariq Shah, ventiseienne pakistano, era a bordo del caicco 'Summer Love' naufragato esattamente tre anni fa a Steccato di Cutro. Stamattina alle 4 è tornato sulla spiaggia di Steccato di Cutro per partecipare alla veglia in memoria delle vittime di quella strage, promossa dai giornalisti Vincenzo Montalcini e Bruno Palermo. Muhammad parla poco, preferisce restare in silenzio a guardare il mare che oggi è calmo e pacifico, ha gli occhi lucidi: "Quel giorno era un mare brutto - ripete - quando è avvenuto l'incidente sono salito sul tetto della barca e ho visto due pescatori che ci indicavano di raggiungere la spiaggia con le luci. Poi le onde mi hanno fatto cadere in acqua e poi non ricordo come sono arrivato sulla spiaggia. Due miei amici sono morti".
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Familiari delle vittime: “Fuggivano per sopravvivere"
Per alcuni dei familiari delle vittime, giunti con un lungo viaggio dalla Germania, "quando si sceglie di non salvare, possiamo dire che ciò che accade non è più naturale, ma è il risultato di una precisa scelta politica. Questo mare, però non era solo acqua: è diventato un muro tra indifferenza e responsabilità ". Una donna dell'Afghanistan, che nel naufragio ha perso il fratello, sua moglie e i suoi tre bambini, ci tiene a ricordare che quella "non era una vacanza, era una necessità, fuggire per poter sopravvivere, avere una chance di vita. Erano partiti con un sogno di speranza, vivere in sicurezza e in pace. Nessuna famiglia - conclude - vorrebbe mai essere costretta ad abbandonare i propri figli nelle onde".