Furti Coin Roma Termini, le chat e i video tra agenti e dipendenti al centro dell'indagine
CronacaChat e video trovati nei telefoni, secondo quanto ricostruito da Il Messaggero, mostrerebbero richieste di merce gratuita, sconti e avvisi interni per eludere i controlli. Gli indagati si difendono sostenendo di aver pagato regolarmente, mentre ai dipendenti del punto vendita vengono contestati decine di episodi di sottrazioni sistematiche
Ventuno indagati tra poliziotti e carabinieri per furti allo store Coin della Stazione Termini di Roma: un bottino da 184mila euro grazie anche alla complicità di una commessa. Secondo quanto riportato oggi da Il Messaggero, sarebbero i video e le conversazioni trovate nei telefoni dei dipendenti del negozio a rappresentare, per gli inquirenti, elementi chiave dell'indagine per furto aggravato. Nel mirino ci sono commessi ma anche carabinieri, poliziotti e dipendenti di altri esercizi dello scalo ferroviario che avrebbero ottenuto merce a prezzi irrisori o addirittura senza pagare.
Le chat
In una delle chat citate dal quotidiano, un poliziotto scrive a una commessa: "Eh ce l'hai un profumo per me… per me personale però". La risposta della donna è: "Amore mio non ci sono… settimana ti penso". Quando la cassiera ritenuta più coinvolta viene sospesa, un'altra dipendente avverte un agente: "Tieniti questa informazione molto riservata… ci stanno a lavorà sopra". L'agente replica: "Se hai bisogno di un aiuto… so io che cosa proporgli". E ancora, la dipendente commenta: "Si fa dappertutto… solo che qui si è esagerato". I magistrati parlano di "modalità collaudate, frutto di una minuziosa attività di ideazione e programmazione" e di un "sistematico ricorso a mezzi fraudolenti per eludere ogni forma di vigilanza".
La versione degli agenti
Gli agenti coinvolti sostengono di aver agito in buona fede, convinti di acquistare prodotti realmente scontati. Lo avrebbero spiegato anche ai colleghi, e con ogni probabilità ripeteranno la stessa versione ai magistrati che li hanno iscritti nel registro degli indagati per concorso in furto aggravato insieme a quattro dipendenti del negozio per i quali il pm Stefano Opilio ha chiesto l'arresto. "È una cassiera che rubava, loro hanno sempre pagato, c'erano gli sconti", affermano alcuni agenti, secondo quanto riportato da Il Messaggero.
I pagamenti e gli sconti irregolari
Un'altra tesi difensiva sostiene che "è gente che ha pagato con il pos in un punto vendita a prezzo scontato, con uno sconto maggiore fatto da una commessa. Chi ha sbagliato è la commessa che faceva sconti irregolari". Ma, come osserva Il Messaggero, il pm potrebbe non ritenere credibile questa ricostruzione: in diversi casi gli sconti sarebbero stati eccessivi, oppure alcuni clienti - tra cui dipendenti di altri negozi della stazione e di Trenitalia - sarebbero usciti senza pagare, dopo la rimozione delle placche antitaccheggio. In altre circostanze, nella shopping bag veniva inserito uno scontrino di cortesia relativo a transazioni precedenti, mentre la cifra, ridotta, veniva consegnata in contanti. Denaro che, invece di finire in cassa, sarebbe stato trattenuto dai dipendenti infedeli. A una delle cassiere vengono attribuiti circa 80 episodi, con sottrazioni quasi quotidiane. Un quadro che, secondo gli inquirenti, delineerebbe un sistema strutturato e ripetuto quasi ogni giorno.