Il punteggio del nostro Paese è sceso a 53/100 rispetto al 54 dell'anno precedente. Secondo il rapporto di Transparency International, questo calo segna un'inversione di tendenza inziata nel 2024, interrompendo un decennio di progressi costanti. A livello globale, dunque, l'Italia si posizione al 52esimo posto su 182 Paesi. In Unione europea occupa la 19esima posizione e tra i Paesi Ocse è 31esima su 38
L'Italia mostra nuovi segnali di cedimento nella lotta alla corruzione. Secondo l'Indice di Percezione della Corruzione (Cpi) 2025, il punteggio del nostro Paese è sceso a 53/100 rispetto al 54 dell'anno precedente. Secondo il rapporto di Transparency International, questo calo segna un'inversione di tendenza inziata nel 2024, interrompendo un decennio di progressi costanti. A livello globale, dunque, l'Italia si posizione al 52esimo posto su 182 Paesi. In Unione europea occupa la 19esima posizione e tra i Paesi Ocse è 31esima su 38.
Le cause del calo
Transparency International punta il dito contro l'indebolimento del quadro normativo, citando espressamente la depenalizzazione dell'abuso d'ufficio come uno dei fattori che ha compromesso l'efficacia del sistema di prevenzione nazionale. A livello globale, la Danimarca si conferma al vertice della trasparenza con un punteggio di 89 su 100 - in una scala in cui 0 significa alto livello di corruzione percepita e 100 basso livello -, mentre il Sud Sudan chiude la classifica.
Democrazie in crisi
Il rapporto evidenzia un fenomeno preoccupante: la corruzione non è più un problema limitato alle autocrazie, ma sta guadagnando terreno anche nelle democrazie consolidate. Un dato allarmante riguarda la correlazione tra diritti civili e corruzione. Si osserva, infatti, una restrizione globale della libertà di espressione e di associazione. "Le democrazie stanno registrano un preoccupante calo delle prestazioni". Una tendenza che riguarda Paesi come come gli Stati Uniti (64), il Canada (75) e la Nuova Zelanda (81), nonché varie parti d'Europa, come il Regno Unito (70), la Francia (66) e la Svezia (80). In aumento poi "le restrizioni da parte di molti Stati alla libertà di espressione, di associazione e di riunione. Dal 2012, 36 dei 50 Paesi con un calo significativo dei punteggi Cpi hanno anche registrato una riduzione dello spazio civico".