Dopo 50 anni arriva la sentenza: ergastolo per Giuseppe Calabrò e Demetrio Latella mentre il terzo imputato Antonio Talia viene assolto. La studentessa milanese fu rapita la sera del 30 giugno 1975 a Eupilio e il cadavere fu ritrovato il 1° settembre in una discarica
La Corte d'Assise di Como ha condannato all'ergastolo Giuseppe Calabrò, 74 anni, originario di San Luca (Reggio Calabria) e Demetrio Latella, detto Luciano, 71 anni, reggino ma residente nel Novarese, riconoscendoli colpevoli del concorso nell'omicidio volontario aggravato di Cristina Mazzotti. La studentessa milanese 18enne fu rapita a Eupilio (Como) il 30 giugno 1975 e il suo corpo venne ritrovato il 1° settembre successivo a Galliate, in provincia di Novara.
Assolto il terzo imputato
I giudici hanno invece dichiarato estinto per prescrizione il reato di concorso nel sequestro di persona a scopo di estorsione, assolvendo entrambi gli imputati da questa contestazione. Assolto con formula piena "per non aver commesso il fatto" il terzo imputato, Antonio Talia, 73 anni, di Africo.
Calabrò e Latella, inoltre, dovranno versare una provvisionale di 600 mila euro ciascuno ai fratelli della vittima, Vittorio e Marina Mazzotti.
Per loro, lo scorso luglio, la Procura aveva chiesto la pena all'ergastolo. Latella, reo confesso, ha ammesso di aver preso parte al rapimento dopo l'attribuzione di un'impronta, resa possibile dal sistema Afis della polizia scientifica di Roma soltanto nel 2006.
Il sequestro e l'omicidio
Portata dai rapitori in una cascina di Castelletto sopra Ticino, nel Varesotto, Cristina venne segregata per 28 giorni in una buca scavata nel terreno sotto una tettoia: "una fossa lunga 2,55 metri, larga 1,65 e profonda 1,40". Alta un metro e 62, non riusciva nemmeno a stare in piedi. L'apertura era sigillata da "una lastra di cemento di 75 centimetri per 61", che impediva qualsiasi possibilità di fuga.
Negli ultimi giorni di luglio le sue condizioni appaiono gravemente compromesse. La giovane viene trasferita dalla buca all'appartamento di uno dei membri della banda, nella notte tra il 31 luglio e il 1° agosto, quando non sembra più dare segni di vita, viene caricata su una Fiat 131 e adagiata sul sedile posteriore. Il corpo, spogliato, sarà poi abbandonato in una discarica nelle campagne di Galliate, nel Novarese, e ricoperto alla meglio con terriccio, sassi e rifiuti.