Chi era Abderrahim Mansouri, il 28enne ucciso durante la sparatoria a Rogoredo

Cronaca
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Noto anche come Zack, il ragazzo marocchino era già noto alle forze dell’ordine per spaccio e altri reati. Da anni veniva arrestato e poi rilasciato e non aveva mai fatto richiesta per il permesso di soggiorno in Italia. Il fratello del 28enne ha chiesto che venga "accertata tutta la verità". Intanto, mentre procedono le indagini, il poliziotto che ha sparato uccidendo Mansouri è indagato per omicidio volontario

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Aveva 28 anni e si chiamava Abderrahim Mansouri il ragazzo di origini marocchine rimasto ucciso dopo uno scontro con la polizia avvenuto a Rogoredo, alla periferia est di Milano, il 26 gennaio. Mansouri, conosciuto anche come Zack, era noto alle forze dell’ordine a causa di alcuni precedenti per spaccio, resistenza a pubblico ufficiale e altri reati. Era inoltre ritenuto uno dei capi dello spaccio nella zona. Il 28enne è stato ucciso da un agente in via Giuseppe Impastato. La pattuglia era impegnata nei controlli nell’ambito di un servizio antidroga quando Mansouri si è avvicinato, ha estratto una pistola che poi si è scoperto essere a salve e l'ha puntata contro gli agenti. Uno di loro, ora indagato per omicidio volontario, ha reagito colpendo l’uomo alla testa.

I precedenti

Uno degli episodi riguardanti Abderrahim Mansouri e presente tra gli archivi risale al 28 agosto del 2016, quando il giovane era fuggito a un controllo dei carabinieri, sempre a Rogoredo, e aveva avuto una colluttazione con un militare che aveva subito lesioni per 12 giorni cercando di strappargli l'arma. Il 28enne marocchino, in Italia da molti anni, non aveva mai fatto richiesta di permesso di soggiorno e aveva molti alias. Dopo l’aggressione del 2016, conclusa con una condanna con sospensione condizionale della pena, Mansouri era stato arrestato per spaccio il 30 maggio 2021 e poi ancora nel settembre dell'anno successivo. Era finito nel carcere di Cremona, dal quale era uscito nel 2023 con l'affidamento in prova ai servizi sociali, terminato nel 2024. Nel 2025 era stato fermato nuovamente dalla polizia e trovato in possesso di un permesso di soggiorno spagnolo. Nei mesi scorsi, dopo alcuni controlli da parte degli stessi poliziotti del Commissariato Mecenate, il 28enne era stato denunciato per spaccio e ricettazione. Abderrahim Mansouri quando è stato ucciso aveva con sé droga oltre alla riproduzione della Beretta calibro 93 che si è poi scoperto essere a salve.

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Indagini in corso

Le indagini sono condotte dal pm di Milano Giovanni Tarzia che ieri ha interrogato in Questura il poliziotto che ha sparato uccidendo Mansouri. L’uomo, assistito dall'avvocato Pietro Porciani, ha affermato di aver agito per legittima difesa ma, mentre gli inquirenti sono al lavoro per accertare l’esatta dinamica di quanto accaduto, è stato posto sotto indagine per omicidio volontario. Il fratello di Abderrahim Mansouri ha intanto depositato la nomina come persona offesa nell'inchiesta, rappresentato dall'avvocata Debora Piazza. La famiglia del 28enne marocchino vuole che venga "accertata tutta la verità, perché non convince affatto la versione resa dall'agente sulla dinamica di quanto accaduto".

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