Claudio Carlomagno, accusato di aver ucciso ad Anguillara Sabazia (in provincia di Roma) la moglie Federica Torzullo e di averla seppellita in un canneto alle spalle della sua azienda, ha ammesso le proprie responsabilità davanti al gip di Civitavecchia. I reati contestati sono femminicidio e occultamento di cadavere. Secondo l’autopsia la 41enne, scomparsa l’8 gennaio e ritrovata senza vita il 18, è stata uccisa con 23 coltellate. Sul corpo segni di ustioni
"Ho ucciso Federica per non perdere l'affidamento di mio figlio". È quanto ha detto Claudio Carlomagno, il marito di Federica Torzullo - uccisa con 23 coltellate ad Anguillara Sabazia in provincia di Roma -, nel corso dell'interrogatorio di oggi davanti al gip di Civitavecchia, che ha emesso un'ordinanza di custodia cautelare. L'uomo ha poi spiegato di aver litigato con la moglie la sera dell'8 gennaio, ma di averla uccisa la mattina dopo usando un coltello "presente ancora in casa". L'indagato avrebbe anche affermato di aver scavato la buca dove ha sotterrato il corpo la mattina del 9 gennaio e di aver distrutto il cellulare della donna nelle ore successive. I pm contestano a Carlomagno il reato di femminicidio, oltre che l'occultamento di cadavere.
Procuratore: "Zone d'ombra nella ricostruzione di Carlomagno"
"Non siamo completamente soddisfatti della ricostruzione fornita, nel suo diritto, dall'indagato. Per i tempi così contingentati, come li ha descritti, riteniamo che ci sia qualcosa che non quadra", ha detto il procuratore di Civitavecchia, Alberto Liguori, in merito alla confessione di Claudio Carlomagno. "Ci sono delle zone d'ombra su cui vorremmo fare luce. L'indagato ha preso atto del quadro indiziario, robusto e completo: ha narrato quello che ha ritenuto di voler narrare. La confessione c'è stata, ma per noi non è piena", ha aggiunto il procuratore. "C'è riscontro - spiega - sulle prove generiche specifiche acquisite prima dell’interrogatorio, come telecamere, geolocalizzazioni, ma non ci troviamo sulla tempistica così ristretta: Carlomagno definisce tutto fra le 6:30 e 7:15 del mattino del 9 gennaio", in cui l’uomo, in circa 45 minuti, avrebbe "incontrato Federica, discusso con lei, l’avrebbe soppressa, trasportata dal primo piano al piano terra e poi caricare il corpo nell’auto, sarebbe risalito su, cercando di ripulire il copioso sangue che abbiamo ritrovato, cambiandosi per andare a lavoro", per poi "spostarsi con il cadavere alle 7:35" per portarla nel terreno vicino alla sua azienda e seppellire il corpo.
Il movente
Nella conferenza stampa il procuratore, ringraziando i carabinieri per il lavoro sul caso, ha spiegato che il movente "parrebbe una scelta frutto di una trattativa sulla separazione, che ha trovato il punto di reazione d’urto e di impeto quando è stato minacciato che se non avesse completato la separazione, non avrebbe più rivisto il figlio". L’uomo infatti ha raccontato nel pomeriggio "di una scelta di separazione consensuale, dopodiché lui eccepisce che si è dato da fare per trovare situazione abitativa. Cosa che non aveva convinto Federica, convinta che lui facesse melina per non lasciare il bambino". Da qui la lite "quella mattina in bagno dopo colazione: Federica lo accusa di tergiversare sul rapporto, dicendo che è un anno che vivevano da separati in casa" e la donna avrebbe detto che, "in qualità di madre, avrebbe avuto l’affidamento esclusivo del figlio". L’aggressione "è avvenuta esclusivamente in bagno" anche se "i tecnici del Ris non hanno trovato tracce così copiose come avrebbe dovuto lasciare lo zampillare del sangue".
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"Nessun autocontrollo"
Una "personalità negativa" che "non solo non ha mostrato alcuna capacità di autocontrollo e di contenimento dei propri impulsi, ma ha altresì evidenziato una particolare ostinazione nella condotta delittuosa posta in essere sia per la carica violenta esercitata sulla vittima in costanza dell'atto omicidiario, sia per le successive attività volte a ostacolarne il ritrovamento". È quanto scrive il gip di Civitavecchia nell'ordinanza di custodia cautelare a carico di Claudio Carlomagno. Per il gip "sussistono le esigenze cautelari ravvisate dal pubblico ministero sia con riferimento al pericolo di inquinamento probatorio, sia con riferimento al pericolo di reiterazione di delitti della stessa specie", mentre non ritene un concreto pericolo di fuga. Il giudice scrive che "l'indagato pur avendo fornito un racconto articolato volto a ricostruire la dinamica dei fatti, ha reso indicazioni generiche nel corso della giornata del 9 gennaio 2026 non spiegando neppure come abbia potuto provvedere a eliminare le tracce ematiche dall'abitazione in un arco temporale così ristretto come quello descritto; dunque - sottolinea il gip - non può escludersi che vi siano ulteriori elementi e profili investigativi da approfondire che potrebbero essere facilmente annullati da un'eventuale azione dell'indagato che, se non adeguatamente contenuto, potrebbe intervenire manipolando e condizionando l'accertamento della verità".
La ricostruzione
"La mattina del 9 gennaio, dopo essersi svegliati all'incirca vero le 6,30 avevano discusso - scrive il gip nell'ordinanza - Federica aveva contestato il suo modo di procedere chiarendo di essere determinata a portare avanti il progetto della separazione e, per manifestare la serietà del proprio intento, gli aveva detto che se non si fosse adeguato collaborando avrebbe lasciato la casa familiare portando via con sé il figlio, minacciandolo di non farglielo vedere con frequenza". "Tale prospettiva, in ragione del fortissimo legame avvertito nei confronti del figlio, lo aveva scosso al punto da reagire in maniera violenta. Aveva preso un coltello che sapeva essere custodito nel bagno dove la coppia in quel momento stava discutendo e l'aveva colpita con almeno due fendenti", prosegue il gip. "Resosi conto dell'accaduto aveva pensato al suicidio non trovando però il coraggio. Si era allora determinato a eliminare le tracce di quanto accaduto ripulendo l'immobile e avvolgendo il corpo della moglie per trasportarlo all'interno del bagagliaio della propria autovettura verso il deposito della ditta di famiglia dove, in prima battuta, spostava il corpo all'interno del cassone dell'autocarro", prosegue. L'uomo ha poi provato "a darle fuoco per eleminare le tracce ma successivamente spegneva l'incendio approfittando però delle fiamme per bruciare il telefono cellulare della vittima dopo aver risposto al suo posto al messaggio della madre sulla colazione del figlio".
L’autopsia
Dai primi risultati dell’autopsia, svolta all'Istituto di medicina legale de La Sapienza, ieri sono arrivate conferme su un delitto di "particolare ferocia": l'indagato avrebbe colpito la moglie utilizzando una lama bitagliente, da qui le tante tracce di sangue individuate dai carabinieri del Ris sugli abiti da lavoro del marito, all'interno di un armadio e nella sua auto. Le coltellate avrebbero raggiunto le zone vitali e quella fatale sarebbe stata sul lato sinistro del collo. L'uomo si sarebbe accanito con colpi anche all'addome e al ventre. Federica Torzullo avrebbe cercato di difendersi: sono state individuate almeno quattro ferite da arma da taglio alle mani, segno che la vittima ha reagito, ha provato a porre resistenza. Carlomagno avrebbe poi cercato di dare fuoco al corpo e farlo a pezzi. I medici legali hanno trovato segni di ustioni al volto, sulle braccia e sulla parte superiore del torace. Inoltre la gamba sinistra risulta amputata. Come scrivono i pm nel decreto di fermo, forse era un tentativo dell’uomo di "ostacolare il riconoscimento". Sul cadavere ci sarebbero anche segni di schiacciamento dovuti all'azione della scavatrice utilizzata per occultare il corpo.