Mostro di Firenze, Giancarlo Lotti fu indagato per una prostituta uccisa nel 1983

Cronaca
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Uno dei 'compagni di merende' insieme a Pietro Pacciani e Mario Vanni, 'pentito' in una stagione delle indagini sul Mostro di Firenze, fu a suo tempo indagato dal pm Paolo Canessa come l'omicida di Clelia Cuscito, trovata uccisa il 14 dicembre 1983. La 37enne fu colpita da 15 coltellate nell'appartamento di via Giampaolo Orsini dove riceveva i clienti

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Per la prima volta emerge che Giancarlo Lotti, uno dei 'compagni di merende' insieme a Pietro Pacciani e Mario Vanni,  'pentito' in una stagione delle indagini sul Mostro di Firenze, fu a suo tempo indagato dal pm Paolo Canessa come l'omicida di Clelia Cuscito, trovata uccisa il 14 dicembre 1983. Si tratta di uno dei casi irrisolti di quattro prostitute uccise a Firenze tra il 1982 e il 1984 per cui ora un esposto portato in procura dall'avvocato Mattia Alfano suggerisce il reale killer - un uomo ancora in vita - individuato nel mondo della pornografia e rinnova i collegamenti fra quei delitti 'a luci rosse' con quelli del maniaco delle coppiette, strada già battuta nel tempo dagli inquirenti fiorentini. Lotti, che fu pure interrogato su questo omicidio, fu archiviato sette anni dopo la sua morte. La 37enne Clelia Cuscito, ex infermiera, fu colpita da 15 coltellate nell'appartamento di via Giampaolo Orsini dove riceveva i clienti.

Una foto del 20 maggio 1997 di Giancarlo Lotti oggi nell'aula bunker di Santa Verdiana durante la prima udienza del processo ai cosiddetti  "compagni di merende " nell'inchiesta su il "Mostro di Firenze".  ANSA/TO
Una foto del 20 maggio 1997 di Giancarlo Lotti oggi nell'aula bunker di Santa Verdiana durante la prima udienza del processo ai cosiddetti "compagni di merende " nell'inchiesta su il "Mostro di Firenze". - ©Ansa

La somiglianza con un indentikit dell'epoca

Lotti fu indagato per la rassomiglianza con un identikit dell'epoca e anche, per via deduttiva, per una testimonianza che indicava il postino Mario Vanni come frequentatore della vittima. Secondo l'avvocato Alfano e i privati che insieme a lui hanno fatto ricerche sulla vicenda, Matteo Calì, giornalista, e Loris Bonacci Martinelli consulente, l'assassino è un altro uomo, "riconducibile all'identikit dell'ultima persona entrata nel palazzo la mattina dell'omicidio e indicata da più testimoni come soggetto in stretta e continuativa confidenza con la vittima". Il reale killer avrebbe fruito di alias e non risulta mai indagato per l'omicidio. 

Un nuovo collegamento con i delitti delle coppie

Il cold case di Clelia Cuscito aggiunge un altro collegamento con i delitti delle coppiette: emerge che Stefano Baldi, vittima del Mostro a Calenzano nel 1981 - due anni prima dell'omicidio della prostituta -, conservava nel portafoglio il numero di telefono della Cuscito. Lo studio Alfano ha verificato la corrispondenza dell'intestazione dell'utenza telefonica a Clelia Cuscito e, infine, suggerisce di comparare un reperto ematico trovato in casa della Cuscito, che lottò contro il suo assassino strappandogli dei capelli, con un reperto biologico tratto da un fazzoletto sulla scena del delitto di Scopeti nel 1985. "Con questo esposto - ha spiegato l'avvocato Mattia Alfano in una conferenza stampa - poniamo interrogativi da cui trarre riscontri sul delitto di Clelia Cuscito, omicidio che sembra porsi in una linea di sangue di altri assassinii che colpirono Firenze negli anni '80 e per cui auspichiamo che la procura analizzi le incongruenze e verifiche eventuali analogie", "ci sono nomi, personaggi luoghi che ricorrono nel sottobosco che si avvicinava a Clelia Cuscito e nei delitti del Mostro".    

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