Brescia, licenziato per il resto di un caffè. Giudice: "Provvedimento sproporzionato"

Cronaca

Il Tribunale ha condannato l'azienda a pagare all'ex-dipendente 18 mensilità di indennizzo, pur riconoscendo risolto il contratto lavorativo. L'uomo non aveva chiesto di essere reintegrato e ha quindi accettato la somma

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Una “litigata” con un distributore automatico di caffè è costato il posto di lavoro a un dipendente di una società bresciana. L’uomo, dopo aver impugnato il licenziamento, è stato riconosciuto “non colpevole” dal Tribunale della cittadina lombarda e verrà risarcito con 18 mensilità, come riporta Corriere.it.

La storia

I fatti risalgono allo scorso giugno quando, durante una pausa di lavoro, l’uomo era andato alla macchinetta del caffè. Preso l’espresso, il distributore non aveva però erogato il resto dovuto, circa un euro e sessanta centesimi. Soldi che il giorno dopo l’uomo aveva preso all’arrivo del tecnico. Ne era nata una discussione con un collega che lo accusava di aver ritirato i soldi senza il consenso e aveva avvisato il responsabile del personale. Dopo due settimane, il provvedimento di licenziamento “per essersi approfittato della distrazione dell’operatore dei distributori automatici, presenti in azienda, per appropriarsi indebitamente di parte del denaro, sottraendolo dai relativi incassi”. Il giudice del lavoro del Tribunale di Brescia gli ha dato ragione definendo il provvedimento aziendale “del tutto sproporzionato” e ha condannato l'azienda a pagargli 18 mensilità di indennizzo, pur riconoscendo risolto il contratto lavorativo. L'uomo non aveva chiesto di essere reintegrato e ha quindi accettato l'indennizzo. 

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