Semestre filtro, 220 studenti ammessi a Medicina ma dovranno andare in Albania

Cronaca
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Duecentoventi studenti ammessi a Medicina sono stati assegnati alla sede di Tirana, dove la retta supera i 9.600 euro l’anno. Molti non sapevano che si trattasse di un corso privato all’estero e ora valutano il ricorso. La ministra Bernini: "Sbagliata tassa così elevata, serve revisione"

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Per 220 studenti italiani ammessi a Medicina, il percorso universitario non inizierà in Italia ma a Tirana, in Albania. È l’effetto del semestre filtro introdotto quest’anno e che ha portato un gruppo di candidati a essere assegnato alla sede estera dell’Università di Tor Vergata. Un’opzione che, per molti, si è  rivelata una sorpresa tutt’altro che piacevole: la retta annuale supera, infatti, i novemila euro, una cifra ben diversa da quella prevista negli atenei italiani. A riportare la notizia è la redazione de La Repubblica e sulla vicenda è intervenuta anche la ministra Bernini. "Considero - ha commentato - sbagliata la scelta dell’Università di Tor Vergata di applicare un livello di tassazione così elevato agli studenti assegnati alla sede di Tirana. Ho telefonato al rettore Nathan Levialdi Ghiron, che ho convocato per questa sera al Ministero, e gli ho già evidenziato la necessità di un’immediata revisione".

 

Le storie degli studenti

I candidati destinati a Tirana, spiega Repubblica, sono quelli che, nelle tre prove previste dal semestre filtro, hanno ottenuto i risultati più bassi: due o, nel 90% dei casi, una sola sufficienza. Il posto vinto probabilmente non corrispondeva alla loro prima scelta. Che tra i 17.278 posti messi a bando dal ministero dell’Università e della Ricerca ci fossero anche i 220 di Tirana è noto da agosto, anche se allora erano ancora in fase di accreditamento. Alcuni studenti hanno però raccontato di non essersi resi conto che la sede selezionata fosse all'estero. Gaia Volpe, vent'anni, di Montella ad Avellino, lo ammette apertamente: "Nella scelta delle preferenze non mi sono resa conto che la sede fosse in Albania, pensavo fosse quella di Tor Vergata a Roma".  Un fraintendimento che non riguarda solo la geografia. Molti, infatti, non avevano compreso che la sede di Tirana - frutto di un joint degree tra Tor Vergata e l'università cattolica albanese Nostra Signora del Buon Consiglio - prevedesse una tassazione privata, e quindi molto più elevata rispetto agli standard italiani. Lo studio legale Delia, che segue diversi studenti, sottolinea come non tutti avessero chiaro che la contribuzione sarebbe stata diversa da quella statale. Alessia, 19 anni, romana, racconta una situazione simile: "Gli esami erano pubblici, io ho inserito tutte le sedi disponibili, ma non sapevo che quella di Tirana fosse privata, che avrei dovuto pagare tanto". In realtà sul sito di Tor Vergata viene specificato anche l’importo della rata: 9.650 euro l’anno, da versare in un’unica soluzione. Per gli avvocati però la cifra "potrebbe essere illegittima e pregiudizievole per chi non può sostenere i costi".

Il ricorso

Ora gli studenti in graduatoria si ritrovano di fronte a un bivio: rinunciare alla sede o fare ricorso. Sono 3.000 gli studenti che si sono già rivolti all’Unione degli universitari, agli studi legali Leone-Fell, Bonetti e Delia - professionisti degli esposti - per aderire ai ricorsi individuali e collettivi. E altri 5.000 sarebbero interessati.

 

Bernini: "Chiesto incontro urgente al rettore dell'ateneo di Tirana"

La vicenda, esplosa nelle ultime ore, come detto ha raggiunto anche il ministero. La ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini ha convocato il rettore dell’ateneo, Nathan Levialdi Ghiron per un confronto urgente. Un incontro per ribadire che Bernini considera "sbagliata la scelta di applicare un livello di tassazione così elevato agli studenti assegnati alla sede di Tirana". Al rettore, invece, ha "evidenziato la necessità di un’immediata revisione di una richiesta che reputo incoerente con le finalità del semestre aperto e sproporzionata rispetto ai principi che devono guidare il sistema universitario pubblico. Un simile regime di contribuzione risulta infatti incompatibile con una piena ed effettiva attuazione del diritto allo studio, che deve essere garantito a tutte le studentesse e a tutti gli studenti, indipendentemente dalla sede di frequenza".

 

 

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