Semestre filtro, sono 22.500 gli studenti idonei a Medicina

Cronaca
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A fronte di 17.278 posti disponibili. I promossi in Chimica sono stati più numerosi di quelli in Biologia. Chi non ha raggiunto le tre sufficienze dovrà recuperare il debito formativo nell'ateneo che il 12 gennaio, giorno della pubblicazione della graduatoria nazionale, verrà assegnato

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Sono 22.500 gli studenti risultati idonei - cioè con almeno un esame superato - durante i due appelli per Medicina, a fronte di 17.278 posti disponibili, a quanto si apprende. I promossi in Chimica sono stati più numerosi di quelli in Biologia. Chi non ha raggiunto le tre sufficienze dovrà recuperare il debito formativo nell'ateneo che il 12 gennaio, giorno della pubblicazione della graduatoria nazionale, verrà assegnato. Sarà un decreto del ministero dell'Università e della Ricerca a definire tutti i dettagli. Coloro che non hanno conseguito crediti universitari durante il semestre potranno comunque iscriversi ad altri corsi - Biotecnologie, Scienze politiche, Giurisprudenza e altro -, tramite finestre straordinarie, come previsto dalla legge che ha istituito il semestre aperto.

I numeri

Intanto, nella giornata di ieri è anche emerso che sono 117mila i compiti consegnati al secondo appello per l'accesso alle facoltà di Medicina, Chirurgia e Odontoiatria: l'esame di Fisica, quello che al primo appello era risultato più difficile per gli studenti, ha visto 44mila compiti consegnati, 35mila per Biologia, oltre 38mila per Chimica. Mentre al primo appello Biologia era l'esame andato meglio, ora sembrerebbero migliori i risultati in Chimica, seguita da Biologia; sempre ostica Fisica per gli studenti anche al secondo appello. I posti complessivi a Medicina, Veterinaria e Odontoiatria - tra università pubbliche e private - sono 24.026. Nei giorni scorsi la ministra dell'Università Anna Maria Bernini, incontrando il Consiglio nazionale degli studenti universitari, oltre alla costituzione di un tavolo permanente, ha dato disponibilità ad intervenire, già dal prossimo anno, valutando una riduzione dei programmi d'esame, l'estensione della durata delle lezioni e un ampliamento dei tempi tra la fine dei corsi e gli appelli, così da garantire maggiore spazio alla didattica.   

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