Parlando davanti ai pm Antonio Pansa e Letizia Mannella, l'uomo ha anche ammesso di aver abusato della diciannovenne. Lo ha riferito il suo legale, l'avvocato Massimiliano Migliara
Interrogato questa mattina nel carcere di San Vittore, Emilio Gabriel Valdez Velazco ha confessato l'omicidio di Aurora Livoli. Parlando davanti ai pm Antonio Pansa e Letizia Mannella, l'uomo ha anche ammesso di aver abusato della diciannovenne. Lo ha riferito il suo legale, l'avvocato Massimiliano Migliara, aggiungendo che le ammissioni del suo assistito sono avvenute "in un quadro meramente indiziario". Il 57enne ha riferito di non essersi reso conto di averla uccisa se non il giorno dopo vedendo i servizi televisivi e ha rivelato di aver vegliato sulla ragazza "pensando fosse assopita".
Le dichiarazioni dell'imputato
Durante le circa tre ore di interrogatorio, che lui stesso ha chiesto attraverso il suo difensore, Massimiliano Migliara, prima di lasciare il posto alle domande dei pubblici ministeri, ha dato la sua ricostruzione dei fatti. Dopo aver tentato di rapinare una sua connazionale, pure lei 19enne, mentre era in attesa del metrò, è ritornato sulla banchina della fermata Cimiano della linea verde. Lì ha incrociato Aurora. La quale "gli ha chiesto dei soldi per comprare un pacchetto di sigarette", ha spiegato il legale fuori da San Vittore. I due, come testimoniano i fotogrammi agli atti dell'indagine, si allontanano dirigendosi verso l'uscita della fermata e poi ricompaiono nel cortile di via Paruta. Da quel momento i frame inquadrano solo lui che fa avanti e indietro un paio di volte, mentre lei la mattina dopo viene trovata morta dal custode. "Ero sotto l'effetto di alcool e cocaina" ha detto Velazco ai magistrati, aggiungendo, oltre a particolari odiosi, di non essersi accorto di averla strozzata. "Ha affermato di essere ritornato nel cortile - ha riferito sempre il legale - perché aveva dimenticato il cellulare. Poi è rimasto lì, quasi a vegliare la ragazza ritenendola assopita. Ma di fatto ha vegliato un cadavere che ha coperto con un giubbotto" come è stato poi ritrovato. Alla domanda se avesse dato un perché a quel gesto, l'avvocato ha risposto: "è stata una reazione a cortocircuito, non voleva ucciderla e si è accorto soltanto dopo di averlo fatto". A suo parere, è la linea difensiva, ha mostrato "una rottura con il senso della realtà. È emerso più di un elemento che mi fa ritenere ci sia un problema di quel tipo. Ed è un interesse oggettivo di tutti accertare questo fatto - ha proseguito con il ragionamento, lasciando spazio a una eventuale istanza di perizia -, al di là di quelli che possono essere i risultati processuali, perché è un episodio talmente grande che va chiarito". A riprova della mancata "percezione della realtà", secondo l'avvocato Migliara "basta anche soffermarsi sul fatto che l'indagato prima commette una tentata rapina in presenza di telecamere e dopo rimane all'interno della stazione della metropolitana, in una situazione in cui era conclamata la possibilità di essere individuato". Ora la procura chiederà il carcere per la morte di Aurora. Sabato ci saranno i funerali della ragazza mentre Velazco, accusato di omicidio aggravato e violenza sessuale, rischia l'ergastolo.
Approfondimento
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