Askatasuna, 5mila in corteo a Torino. Scontri tra manifestanti e polizia: 11 agenti feriti
CronacaGli autonomi del centro sociale hanno organizzato una manifestazione nel capoluogo piemontese per protestare contro lo sgombero. Durante il corteo momenti di tensione con lanci di bottiglie e bombe carta verso la polizia. Gli agenti hanno risposto con gli idranti e cariche. In città anche attivisti provenienti da Genova, Bologna, Milano, dalla Lombardia e dal Nord-Est. Numerose le bandiere NoTav e della Palestina. Salvini: "Ruspe sui centri sociali covi di delinquenti"
Gli autonomi del centro sociale Askatasuna, a due giorni dallo sgombero, hanno organizzato nel pomeriggio di oggi, 20 dicembre 2025, un corteo da bollino rosso per l'ordine pubblico a Torino, nell'ultimo sabato di shopping natalizio. "Niente sarà più come prima, il campo è stato tracciato. Chi con noi continua a volere un presente e un futuro diversi sa che la partita non è finita, ma solo iniziata", hanno scritto ieri sui social. Durante la manifestazione si sono registrati momenti di tensione dopo che un gruppo di persone incappucciate alla testa del corteo ha cercato di sfondare il cordone della polizia posto a circa 500 metri dall'ex palazzina occupata, nel centrale quartiere di Vanchiglia. Al lancio di bottiglie, oggetti e bombe carta le forze dell'ordine hanno risposto con idranti e lacrimogeni. Ci sono state cariche con manganellate da un lato e bastonate da parte dei manifestanti. Il bilancio della questura è di 11 agenti feriti, colpiti da oggetti contundenti. Dopo gli scontri è tornata la calma, il corteo ha proseguito il suo percorso e si è concluso in corso Casale, davanti alla chiesa della Gran Madre, uno dei simboli della città, ai piedi della collina torinese.
Gli orari e le zone coinvolte
Il corteo, indetto dagli antagonisti contro lo sgombero di Askatasuna, è partito intorno alle 16 a pochi metri dal centro di Torino, davanti a Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche e non, come era stato annunciato in precedenza, da piazza Santa Giulia nel quartiere Vanchiglia, dove si trova, in corso Regina Margherita 47, la palazzina occupata da circa trent’anni. Non è la prima volta che manifestazioni organizzate dagli antagonisti partono da Palazzo Nuovo, anche perché molti giovani militanti del centro sociale fanno parte del collettivo universitario autonomo. Prima della partenza ci sono stati vari interventi al microfono, tra cui un rappresentante dei genitori del Comitato di quartiere Vanchiglia che ha ricordato come per l'operazione tre scuole siano state chiuse. Al grido di "Askatasuna vuol dire libertà, nessuno ci fermerà" e "guai a chi ci tocca", il corteo, formato da circa 5mila persone tra cui molti giovani e famiglie insieme a bandiere No Tav e della Palestina, si è poi mosso verso corso San Maurizio in direzione Vanchiglia. Alla manifestazione era presente anche la capogruppo al Consiglio Regionale di Alleanza Verdi e Sinistra, Alice Ravinale.
In Corso Regina Margherita cassonetti in fiamme e cartelli divelti
Dopo un avvio tranquillo si sono verificati i primi scontri. Le tensioni si sono concentrate in corso Regina Margherita dove un gruppo di manifestanti ha dato alle fiamme i cassonetti dell'immondizia utilizzati come barricate per tentare di allentare le cariche della polizia. Contro i reparti mobili delle forze dell'ordine sono stati sparati anche fuochi d'artificio e lanciati grossi sassi. Dopo circa mezz'ora di guerriglia urbana è tornata la calma con il corteo, nuovamente ricompattato, che ha potuto riprendere la sua marcia diretto verso la chiesa della Gran Madre, in pieno centro. Lungo il percorso degli scontri, cartelloni e pali della segnaletica stradale sono stati divelti. Blindata Piazza Vittorio Veneto con le camionette della polizia a presidio della zona mentre diversi commercianti hanno abbassato le saracinesche dei negozi. "Questa giornata non finisce qua, ce ne saranno altre. La paura non risiede tra noi, non è tra noi giovani", hanno urlato i manifestanti. Il corteo è giunto poco prima delle 18 dinanzi alla Gran Madre con un gruppo di manifestanti che sulle scalinate ha sventolato alcune bandiere tra le quali quella dei No Tav. "La nostra storia non è finita con uno sgombero se il ministro Piantedosi pensa di aver ottenuto una vittoria con lo sgombero di Askatasuna si sbaglia di grosso. Ci troverà in ogni angolo delle città", hanno detto i manifestanti annunciando un nuovo corteo per gennaio.
Attivisti da altre città
La manifestazione è stata indetta a livello cittadino, ma in città ci sono anche attivisti provenienti da Genova, Bologna, Milano, dalla Lombardia e dal Nord-Est. Nelle scorse ore sono stati diffusi messaggi di solidarietà da altri centri sociali e collettivi. Tra questi lo storico Leoncavallo di Milano, sgomberato ad agosto. I militanti affermano che "lo sgombero di Askatasuna è un attacco a Torino, alla legittimità di protestare e al dissenso”. Alcuni appartenenti ad Askatasuna ieri hanno chiesto di poter entrare nello stabile per recuperare alcuni oggetti. È stato loro comunicato che al momento non è possibile accedere liberamente, ma che l'ingresso potrà avvenire, accompagnati dalla Digos, uno alla volta e solo per il recupero di effetti personali.
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Polizia perquisisce Askatasuna a Torino dopo assalto Stampa
Torino blindata
Poche settimane fa il capo della polizia, Vittorio Pisani, in visita alla sede del quotidiano La Stampa dopo l'assalto, aveva sottolineato che, con le sue cinquecento manifestazioni all'anno, Torino è seconda solo a Roma. Nel capoluogo piemontese sono arrivati rinforzi per i reparti mobili da quasi tutte le regioni. Dopo gli scontri, Enzo Letizia, segretario dell'Associazione nazionale funzionari di polizia, ha detto: "Ancora una volta assistiamo a violenze che si ripetono con modalità ormai collaudate: lanci di bombe carta, pietre e bottiglie, cassonetti incendiati, tentativi di sfondamento dei cordoni di sicurezza. Azioni riconducibili a facinorosi che non riconoscono alcuna legalità, né il confronto democratico, né il rispetto delle regole".
Tajani: "Quel che succede a Torino dimostra che governo ha fatto bene"
"Quello che sta succedendo a Torino dimostra che il governo ha fatto bene a prendere una decisione ferma" con lo sgombero del centro sociale Askatasuna", è stato il commento del vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani in visita alla redazione de La Stampa assalta a fine novembre da un gruppo di antagonisti pro Pal. "Guai a cercare di mettere il bavaglio alla stampa. Assaltare un giornale è roba che accadeva ai tempi del nazismo", ha aggiunto il leader di Forza Italia. Il ministro della Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, anche lui oggi a Torino a per un evento all'ospedale infantile Regina Margherita, ha detto: "Eccola la vostra democrazia, la vostra maledetta violenza, la barbarica voglia di sfasciare la nostra benedetta democrazia. Fate cose schifose e c'è chi continua non solo a giustificare tutto questo, ma anche a esaltarlo. Non ci fate paura, ma solo tristezza". Ieri, il ministro aveva chiesto che anche la sede di Roma di CasaPound venisse liberata.
Lo Russo (Sindaco Torino): "Crediamo ancora nel dialogo"
Ma il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, ripetuta la "condanna con fermezza di "ogni episodio di violenza e aggressione", ha risposto: "Ci siamo assunti consapevolmente la responsabilità di tentare un percorso, nel quale crediamo ancora, perché fondato sul dialogo, sulla partecipazione e sulla responsabilità collettiva, nel solco dei valori della Costituzione della Repubblica. Da sindaco di una città Medaglia d'Oro della Resistenza e fortemente impegnata nella tutela dei diritti - ha detto -, voglio ribadire che Torino dissente profondamente dalle scelte e dall'impostazione culturale di questo governo. Proprio per questo, l'amministrazione che rappresento non intende modificare le proprie priorità, né cambiare approccio". "Penso che il comune di Torino abbia fatto la cosa giusta e che deve riprendere quella strada di un dialogo che metta a disposizione del quartiere gli spazi e si faccia carico di una mediazione sociale", ha detto Giorgio Airaudo, segretario regionale Cgil, aggiungendo che "il discrimine delle responsabilità e della non violenza è ovviamente fondamentale".
Salvini: "Ruspe sui centri sociali covi di delinquenti"
"Da una parte donne e uomini in divisa, che difendono la legalità. Dall'altra parte i soliti violenti, figli di papà frustrati e falliti, che oggi hanno mandato sette agenti all'ospedale. Lo sgombero di Askatasuna è solo l'inizio, RUSPE sui centri sociali covi di delinquenti!", ha affermato il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini sui socia