Giovanni Brusca libero, si accende il dibattito su legge pentiti di mafia

Cronaca
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Il boss mafioso è definitivamente libero dopo aver scontato 25 anni di carcere e quattro di libertà vigilata. Ora vivrà sotto falsa identità lontano dalla Sicilia e sottoposto al programma di protezione. “Saperlo in libertà è davvero troppo”, commenta Licia Ronzulli. "Se questi soggetti non avessero collaborato con la giustizia quanti altri crimini sarebbero rimasti impuniti? Non c’è niente di peggio di una giustizia che si affidi all’emotività, alla pancia”, replica il vice ministro alla giustizia Sisto

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Si riapre il dibattito sulla legge sui pentiti dopo la liberazione di Giovanni Brusca. Il boss mafioso è tornato libero dopo aver scontato 25 anni di carcere e quattro di libertà vigilata. Dopo essere stato coinvolto in decine di omicidi (due fra tutti, fu lui ad azionare il telecomando che innescò l'esplosione di Capaci del 23 maggio del 1992 e a ordinare l’omicidio del 12enne Giuseppe di Matteo), Brusca si è pentito ed è diventato collaboratore di giustizia. Ora, scontata la pena, continuerà a vivere lontano dalla Sicilia sotto falsa identità e resterà sottoposto al programma di protezione. Che la sua scarcerazione dovesse prima o poi arrivare si sapeva, ma la notizia ha riacceso un dibattito nell’opinione pubblica così come nel mondo politico. 

La norma sui collaboratori di giustizia

La legge che tutela i pentiti di mafia che decidono di collaborare con la giustizia è stata voluta dallo stesso Giovanni Falcone. Lo ha ricordato la sorella Maria: "Come cittadina e come sorella, non posso nascondere il dolore e la profonda amarezza che questo momento inevitabilmente riapre. Ma come donna delle Istituzioni sento anche il dovere di affermare con forza che questa è la legge. Una legge, quella sui collaboratori di giustizia, voluta da Giovanni, e ritenuta indispensabile per scardinare le organizzazioni mafiose dall'interno". Brusca, ha ricordato ancora Maria Falcone, "ha beneficiato di questa normativa, ha avuto un percorso di collaborazione con la giustizia che ha avuto un impatto significativo sulla lotta contro Cosa Nostra".

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“Saperlo in libertà è davvero troppo”, ha commentato la senatrice di Forza Italia e vice presidente del Senato, Licia Ronzulli. “La liberazione di Giovanni Brusca - ha aggiunto la senatrice azzurra - è stata decisa applicando la legge. E proprio per questo su quella legge è il caso di fare una riflessione. È stata una norma certamente utile e necessaria voluta da Falcone, ma ora è il caso di interrogarci e di capire se ci sono aspetti che possono essere migliorati”. Le fa eco il collega senatore di Forza Italia, Maurizio Gasparri che è anche membro della Commissione Antimafia: “Immaginare che Brusca possa avere un futuro e tutte le sue vittime no, suscita indignazione. Il vero giudizio che attende Brusca è quello di Dio. E mi auguro che sarà molto severo". Di parere contrario invece il vice ministro alla giustizia, Francesco Paolo Sisto, anch’egli nel partito azzurro: “Ci può essere una difficoltà di comprendere” le ragioni della liberazione di mafiosi come Brusca che hanno collaborato con la giustizia, ha detto Sisto, ma “dobbiamo porci questa domanda: se questo soggetti non avessero collaborato con la giustizia quanti altri crimini sarebbero rimasti impuniti?". E ancora: “Non c’è niente di peggio di una giustizia che si affidi all’emotività, alla pancia”.

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Indignati i parenti delle vittime

"C'è poco da dire: la legge è questa". Così Alfredo Morvillo, fratello della moglie di Falcone, ha accolto la notizia della scarcerazione definitiva di Giovanni Brusca. "È una vicenda che sta nell'ordine delle cose. Ha scontato la pena, ha usufruito del trattamento previsto dalla legge per i collaboratori. Dico solo che, anche da uomo libero, resta un criminale". Più netta Tina Montinaro, moglie del caposcorta di Falcone rimasto ucciso nella Strage: “Lo so bene che è stata applicata la legge ma sono molto amareggiata. Ritengo che questa non è Giustizia né per i familiari né per le persone per bene. A distanza di 33 anni i processi continuano e noi familiari non sappiamo la verità. Credo sia indegno che Brusca, per quanto abbia avuto accesso alla legge sui collaboratori di giustizia, sia libero. Mi aspetto che la città si indigni dinanzi a questa notizia”.

Sopravvissuto a Capaci: “Non dovrebbe uscire dal carcere”

"Queste persone che hanno ucciso anche bambini non dovrebbero uscire più di prigione. Sono molto amareggiato”. A parlare è Giuseppe Costanza, l'autista del giudice Giovanni Falcone, sopravvissuto alla strage del 23 maggio 1992. “Essere scarcerati dopo 25 anni e magari con qualche vitalizio. E' un premio? Dovrebbero uscire dalla tomba anche Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Antonio Montinaro Rocco Dicillo. E invece adesso Brusca ce l'abbiamo in giro. Viva l'Italia. Ecco, adesso festeggiamo la liberazione".

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