Tragedia Marmolada, Messner a Sky TG24: "La montagna sente subito il caldo globale”. VIDEO

Cronaca
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Il Cnr sottolinea che da settimane sulle Alpi le temperature sono sopra la media. Il glaciologo Renato Colucci: “Questi eventi purtroppo sono destinati a ripetersi”. Secondo il professor Frezzotti, “i ghiacciai non sono più in equilibrio, se condizioni sono pericolose rinunciare a escursioni”. L’alpinista Messner: “Montagna soffre, fa troppo caldo. Con inquinamento delle città il ghiaccio è sempre più sottile”

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Il crollo di un enorme seracco sulla Marmolada (FOTO - VIDEO) ha causato secondo un bilancio provvisorio almeno sei morti, 8 feriti di cui uno grave e una quindicina di dispersi. Il soccorso alpino ha riferito che sono state travolte più cordate di escursionisti che stavano salendo in vetta. L'alpinista Reinhold Messner, intervenuto in collegamento a Sky TG24, ha spiegato che "la montagna sente subito il caldo globale”. In precedenza aveva detto: "Sono salito più volte sulla Punta di Rocca, ma non vado lì da tanti anni ormai. Il ghiaccio lì è quasi tutto andato, non c'è più ghiaccio. Questi seracchi cadono, certo, per la gravità, ma la causa vera, originaria, è il caldo globale, che fa sciogliere i ghiacciai e rende più probabile che si stacchi un seracco". Uno dei soccorritori impegnati nel recupero delle vittime e dei feriti, ha detto: "Non ho mai visto una cosa del genere in Marmolada. Non è la solita valanga invernale, grado due, grado tre: è la natura. Se volessimo fare un paragone con l'edilizia potremmo parlare di un cedimento strutturale. Lo zero termico è oltre i 4 mila metri - aggiunge - ed è chiaro che è una cosa metereologica che nemmeno la migliore delle guide può prevedere".

Il glaciologo Frezzotti: “Ghiacciai non più in equilibrio”

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 "I cambiamenti climatici hanno reso più instabile l'alta montagna e i ghiacciai non sono più in equilibrio", dice all'Ansa il glaciologo Massimo Frezzotti, dell'Università Roma Tre. "I seracchi sono il risultato di un processo naturale, ma quando la temperatura diventa troppo elevata il rischio di crolli può aumentare", osserva. Per esempio, il 2 luglio sulla Marmolada era stato raggiunto il record della temperatura più alta, con circa 10 gradi in vetta, e in genere la temperatura media è intorno a 7 gradi. Il crollo di un seracco, prosegue Frezzotti, "è un pericolo oggettivo che in montagna può sempre accadere, ma ci sono momenti in cui il pericolo aumenta e, con esso, la probabilità di un crollo. "Considerando poi le condizioni anomale di questo periodo, con temperature altissime già all'inizio di luglio, la situazione è ancora peggiore". In condizioni simili, conclude il glaciologo, "il consiglio è rinunciare a escursioni rischiose: in alta montagna bisogna andare sempre quando ci sono le condizioni migliori”.

Cnr: da settimane su Alpi temperature sopra media 

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All'origine della tragedia sulla Marmolada, "possiamo ricordare che da settimane le temperature in quota sulle Alpi sono state molto al di sopra dei valori normali, mentre l'inverno scorso c'è stata poca neve, che ormai quasi non protegge più i bacini glaciali”, ha rilevato Renato Colucci, dell'Istituto di scienze polari del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isp). "Il caldo estremo di questi ultimi giorni, con questa ondata di calore dall'Africa, ha verosimilmente prodotto una grossa quantità di acqua liquida da fusione glaciale alla base di quel pezzo di ghiacciaio", dice l'esperto in una nota diffusa dal Cnr." Siamo quindi proprio nelle condizioni peggiori per distacchi di questo tipo". Secondo Colucci non ci sono ancora le condizioni per capire "se si tratti di un distacco di fondo del ghiacciaio o superficiale, ma la portata sembra molto importante, a giudicare dalle prime immagini e informazioni ricevute". L'esperto rileva infine che "l'atmosfera e il clima, soprattutto al di sopra dei 3.500 metri di quota, è in totale disequilibrio" e "purtroppo, questi eventi sono probabilmente destinati a ripetersi nei prossimi anni". Anche per questa estate, conclude, "dobbiamo mantenere la massima attenzione". 

"I ghiacciai delle Alpi hanno perso il 50% di copertura in un secolo”

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Come riferito da Renato Colucci, glaciologo del Cnr, in una intervista all'Ansa, nell'ultimo secolo i ghiacciai delle Alpi "hanno perso il 50% della loro copertura. Di questo 50%, il 70%, è sparito negli ultimi 30 anni". Colucci ha spiegato che "i ghiacciai alpini si stanno ritirando a una velocità  senza precedenti in migliaia di anni". Per il glaciologo, i ghiacciai delle Alpi sotto i 3.500 metri di quota "sono destinati a sparire nel giro di 20-30 anni. Le temperature medie degli ultimi 15 anni non ne permettono la sopravvivenza sotto questa quota”.

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