Strage di Capaci, Maria Falcone racconta la morte del fratello Giovanni. VIDEO

Cronaca
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Sono passati 30 anni dal giorno in cui uno dei giudici simbolo della lotta alla mafia venne ucciso. In occasione dell'anniversario, Sky TG24 ha raccolto il ricordo della sorella che da anni cerca di promuovere una cultura delle legalità

 

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Giovanni Falcone rischiava la vita ogni giorno a causa del suo lavoro. Per questo viaggiava sotto scorta. Quando il 23 maggio del 1992 squillò il telefono a casa di sua sorella, lei pensò subito che poteva essergli accaduto qualcosa. “Son venuta a saperlo attraverso una telefonata un po' strana che una mia amica fece a casa, a cui rispose mio marito”, ha raccontato Maria Falcone in un’intervista a SkyTG24, ricordando che subito dopo lui le disse di accendere la televisione. “Sono scappata per l'Ospedale Civico e quando sono arrivata, dallo scivolo che portava al pronto soccorso, mi è venuto incontro Paolo Borsellino”. Fu lui, altro giudice simbolo della lotta alla mafia, a dirle che Falcone era morto (LA STORIA DI FALCONE - LE FRASI FAMOSE DEL GIUDICE - LO SHORTHAND).

L’impegno di Maria Falcone

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La sorella del magistrato non si è rifugiata nella vita privata dopo l’accaduto ed ha affiancato alla sua professione di insegnante di diritto un grande impegno come attivista. In un’intervista, ha detto che dopo l’attentato trovò un biglietto in cui si leggeva che la morte del magistrato aveva svegliato le coscienze e questo fu per lei uno stimolo a non chiudersi nel suo dolore. "Decisi pochi giorni dopo di lavorare alla creazione di una fondazione che avesse come scopo custodire la memoria del lavoro di mio fratello". Questa realtà venne costituita il 10 dicembre del 1992, esiste tuttora ed è impegnata nella promozione di una cultura della legalità nella società, in particolare nei giovani. Proprio ai ragazzi delle scuole, Maria Falcone racconta spesso la vita e l’esempio di suo fratello, ma non sono mancati nemmeno incontri coi detenuti. "Non dobbiamo mai distrarci perché la mafia ha la capacità di riprendersi quel che le abbiamo tolto", dice oggi. "Ma sono convinta che non abbia vinto e che il lavoro di Giovanni non sia stato vano".

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