Caso camici, i pm sul governatore lombardo: c’è “il diffuso coinvolgimento di Fontana”

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È quanto scrive la Procura di Milano nella richiesta di consegna dei cellulari ai principali protagonisti della vicenda. Si parla anche di “evidente volontà” del presidente della Lombardia “di evitare di lasciare traccia del suo coinvolgimento mediante messaggi scritti”. Acquisito, tra gli altri, anche il contenuto dei cellulari di Roberta Dini, moglie di Fontana, e degli assessori lombardi Davide Caparini, Raffaele Cattaneo e di Giulia Martinelli, capo della segreteria del governatore

C'è “il diffuso coinvolgimento di Fontana in ordine alla vicenda relativa alle mascherine e ai camici, accompagnato dalla parimenti evidente volontà di evitare di lasciare traccia del suo coinvolgimento mediante messaggi scritti”. È quello che scrive la Procura di Milano nella richiesta di consegna dei cellulari ai principali protagonisti del “caso camici”. Richiesta nella quale viene riportato anche un testo del 16 febbraio in cui Andrea Dini, cognato del governatore Attilio Fontana, informa la sorella Roberta Dini, moglie del presidente lombardo, in questo modo: “Ordine camici arrivato. Ho preferito non scriverlo da Atti”. Lei risponde: “Giusto bene così”.

Pm: “Piena consapevolezza” di Andrea e Roberta Dini

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Per i pm di Milano, quindi, ci sarebbe “la piena consapevolezza” di Andrea e Roberta Dini, rispettivamente cognato e moglie di Fontana, riguardo alla "situazione di conflitto di interessi" nel caso della fornitura di camici e altri dpi da parte di Dama. Secondo i pm, Andrea e Roberta Dini avrebbero predisposto “strumentali donazioni di mascherine” per “precostituirsi una prova da utilizzare per replicare alle presumibili polemiche” sul conflitto di interessi sulla "commessa di camici". In un messaggio tra Andrea Dini e un responsabile di Dama il primo scrive: "Dobbiamo donare molte più mascherine (...) se ci rompono per le forniture di camici causa cognato noi rispondiamo così".

Il blitz della guardia di finanza

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Nelle scorse ore, il Nucleo speciale di polizia valutaria della Gdf di Milano ha effettuato acquisizioni - mirate e sulla base di parole “chiave” - di contenuti dei telefoni di indagati e “protagonisti” della vicenda con al centro la fornitura a Dama spa, società di Andrea Dini, di 75mila camici e altri dpi anti Covid per oltre mezzo milione di euro. L'operazione non riguarda il telefono del presidente della Lombardia, che risulta indagato, ma dell'ex dg di Aria e di una dirigente della centrale acquisti regionale e di funzionari, anche non indagati, che hanno avuto a che fare con la vicenda. Acquisito, tra gli altri, anche il contenuto dei cellulari di Roberta Dini, moglie di Fontana, e degli assessori lombardi Davide Caparini, Raffaele Cattaneo e di Giulia Martinelli, capo della segreteria del presidente della Lombardia nonché ex compagna del leader della Lega Matteo Salvini. L'acquisizione è presso terzi, il che vuol dire che i quattro non sono indagati. Il materiale contenuto nei telefoni verrà, poi, selezionato con le garanzie dovute.

La ricerca nei cellulari

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Sono più di 50 le "parole chiave" che il consulente tecnico della Procura di Milano dovrà cercare nella copia forense del contenuto dei telefoni della moglie di Fontana, degli assessori e delle altre persone. Parole chiave che, ha spiegato la Procura, andranno cercate su tutti "i dati informatici, anche oggetto di cancellazione" negli smartphone. Una "ricerca mirata dei documenti di interesse investigativo", necessaria "ai fini della prosecuzione dell'indagine", per "estrarre chat, documenti, email, immagini e recuperare eventuali file cancellati". Ricerca in cui, hanno sottolineato i pm, va garantita "l'adeguatezza e la proporzionalità". E che deve coprire un arco temporale che va dal 1 febbraio scorso "alla data odierna". Tra le 51 parole chiave figurano: camici, moglie, fratello, cognato, donazione, tessuti, certificazioni, Trivulzio, mascherine, restituzione, consegna, ordine, Aria, bonifico, Svizzera, Regione, Fontana, Dini, iban e molte altre. Le indagini milanesi seguono l'operazione della Gdf di Pavia che ieri ha acquisito memorie di altri telefoni, tra cui quello di Fontana, per il caso Diasorin-San Matteo. Un blitz giudicato "troppo invasivo" dallo stesso Fontana, che ha ribadito la "legittimità" del suo operato e spiegato che nel suo telefono non c'è nulla di cui si possa "preoccupare".

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