Cooronavirus e decessi nelle Rsa: la ricerca dell'Iss

Cronaca

Secondo un sondaggio dell'Iss, il 37% dei decessi nelle Rsa erano positivi al virus o con sintomi influenzali. Alla rilevazione hanno al momento risposto il 27% delle strutture contattate

L’emergenza coronavirus (GLI AGGIORNAMENTI SUL CORONAVIRUS - LO SPECIALE) si fa sentire con gravità anche nelle Rsa (le Residenze sanitarie assistite) dove – come spiega l’Istituto superiore di sanità – vivono a stretto contatto tra loro e con il personale che le assiste persone con disabilità, con gravi patologie neurologiche e anziane. Proprio l’Iss ha effettuato un sondaggio sulle Rsa, sui decessi avvenuti in quelle strutture e sulle problematiche che il personale ha dovuto affrontare. Il periodo considerato parte dal 1° febbraio. “Sul totale dei 3859 residenti deceduti, 133 erano risultati positivi al tampone e 1310 – il 37,4% - avevano presentato sintomi simil-influenzali”, si legge nella survey. Lo studio evidenzia che per quanto riguarda i decessi di persone risultate positive o con sintomi simil-influenzali, il tasso di mortalità in Lombardia – dove casi come quello del Pio Albergo Trivulzio e della Rsa di Alzano stanno facendo discutere – è del 6,8%, oltre il doppio rispetto a quello medio del 3,1%. Va comunque sottolineato che al sondaggio dell’Iss hanno risposto 577 strutture, pari solo al 27% di quelle contattate.

Rezza: “Molti focolai nelle Rsa, decessi sottostimati”

Sulla questione delle Rsa si è soffermato anche Giovanni Rezza, direttore del dipartimento malattie infettive dell’Iss: "Noi vediamo molti focolai nelle Rsa”, sottolinea, “e abbiamo una sottostima dei numeri dei decessi, è inutile negarlo: questo deriva dal fatto che in alcuni casi non viene fatto il tampone". Secondo Rezza, "è chiaro che siccome ci sono molti casi di operatori sanitari, sono scoppiati dei focolai nelle Rsa. In questo momento va posta molta attenzione a questi luoghi, vanno fatti degli interventi di urgenza, bisogna arginare questo fenomeno".

Morti 3859 residenti nelle Rsa dal 1° febbraio

In totale, si legge nella survey dell’Iss, 3859 residenti sono deceduti dal 1° febbraio alla data della compilazione del questionario (26 marzo-6 aprile). La percentuale maggiore di decessi, sul totale dei decessi riportati, è stata registrata in Lombardia (47.2%) e in Veneto (19.7%). I dati sul numero totale di decessi si riferiscono a 576 strutture delle 577 che hanno risposto, perché una struttura non ha risposto alla maggior parte delle domande. Il tasso di mortalità, calcolato come numero di deceduti sul totale dei residenti (somma dei residenti al 1° febbraio e nuovi ingressi dal 1° marzo), è complessivamente pari all’8.4%.

Tasso mortalità in Lombardia più del doppio rispetto alla media

Il tasso di mortalità fra i residenti (residenti al 1° febbraio e nuovi ingressi dal 1° marzo)” nelle Rsa, si legge nel rapporto, “considerando i decessi di persone risultate positive o con sintomi simil-influenzali, è del 3.1% ma sale fino al 6.8% in Lombardia”. Nella regione sono decedute dal 1° febbraio 1822 persone (il riferimento è sempre a quelle risultate positive al virus o con sintomi simil-influenzali) sulle 3859 totali, pari al 47,2%. “Da un ulteriore approfondimento”, si legge ancora, “risulta che in Lombardia e in Liguria circa un quarto delle strutture (rispettivamente il 23% e il 25%), presenta un tasso di mortalità maggiore o uguale al 10%”. Lo studio evidenzia come il maggior numero dei decessi – il 63,6% - si sia verificato nel mese di marzo, già in piena emergenza coronavirus e con il picco influenzale già passato.

I problemi maggiori nelle Rsa: assenza di Dpi e carenza personale

Tra le domande rivolte alle Rsa, anche alcune sulle principali problematiche riscontrate da queste strutture. Delle 547 strutture che hanno risposto alla domanda, 470 (85.9%) hanno riportato la mancanza di Dpi (i dispositivi di protezione individuale). 192 (35.1%) strutture riportano l’assenza di personale sanitario e 62 (11.3%) difficoltà nel trasferire i residenti malati di Covid19 in strutture ospedaliere. Infine, 136 strutture (24.9%) dichiarano di avere difficoltà nell’isolamento dei residenti contagiati da coronavirus. Il 47% delle Rsa interpellate ha dichiarato di avere solo una stanza per i residenti con infezione confermata o sospetta, mentre 97 (17.7%) hanno riportato una scarsità di informazioni ricevute circa le procedure da svolgere per contenere il contagio.

Almeno un positivo al virus nel 17% delle strutture

Su 560 strutture che hanno risposto a questa domanda 97 (17,3%) hanno dichiarato una positività al coronavirus del personale della struttura. La regione che presenta una frequenza più alta di strutture con personale riscontrato positivo è la Lombardia (34.6%), seguita dalla provincia di Trento e Liguria (entrambe 25%), Marche (16.7%), Toscana (15.8%), Veneto (14.6%), Friuli Venezia Giulia (13.3%) e valori inferiori al 10% o uguali a zero per le altre regioni.

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