Coronavirus, Garante Privacy: “No termoscanner e ‘fai da te’ su raccolta dati personali”

Cronaca

L’Autorità interviene sul tema delle aziende che effettuano controlli su dipendenti, clienti e fornitori, raccogliendo informazioni anche sui loro contatti e spostamenti: “Accertamenti spettano agli operatori sanitari e al sistema attivato dalla Protezione civile”

No alle “iniziative autonome che prevedano la raccolta di dati anche sulla salute di utenti e lavoratori che non siano normativamente previste o disposte dagli organi competenti". Il monito, nel quadro dell’emergenza coronavirus (TUTTI GLI AGGIORNAMENTI), arriva in una nota del Garante della Privacy, che interviene quindi su iniziative come il termoscanner, usato da alcune aziende sui propri dipendenti o fornitori o clienti, a cui vengono anche chieste informazioni sui loro spostamenti o sui loro contatti personali. "I datori di lavoro - spiega il Garante - devono astenersi dal raccogliere, a priori e in modo sistematico e generalizzato, anche attraverso specifiche richieste al singolo lavoratore o indagini non consentite, informazioni sulla presenza di eventuali sintomi influenzali del lavoratore e dei suoi contatti più stretti o comunque rientranti nella sfera extra lavorativa". (OMS: NON È ANCORA PANDEMIA - LO SPECIALE - TUTTO QUELLO CHE C'È DA SAPERE - LA DIFFUSIONE GLOBALE IN UNA MAPPA ANIMATA - IL VIROLOGO: "LIMITARE I CONTATTI SOCIALI" - IL GARANTE: "STOP AGLI SCIOPERI DEL 9 MARZO")

Le richieste al Garante sui dati personali

L’intervento dell’Autorità arriva, spiega la nota, dopo che l'ufficio "sta ricevendo numerosi quesiti da parte di soggetti pubblici e privati in merito alla possibilità di raccogliere, all'atto della registrazione di visitatori e utenti, informazioni circa la presenza di sintomi da coronavirus e notizie sugli ultimi spostamenti, come misura di prevenzione dal contagio". "Analogamente - prosegue la nota -, datori di lavoro pubblici e privati hanno chiesto al Garante la possibilità di acquisire una 'autodichiarazione' da parte dei dipendenti in ordine all'assenza di sintomi influenzali, e vicende relative alla sfera privata”.

“Attenersi alle indicazioni fornite dal ministero della Salute”

Il Garante parla anche di un “necessario coordinamento sul territorio nazionale” e “invita tutti i titolari del trattamento ad attenersi scrupolosamente alle indicazioni fornite dal ministero della Salute e dalle istituzioni competenti”. Infatti, spiega la nota, “la normativa d'urgenza adottata nelle ultime settimane prevede che chiunque negli ultimi 14 giorni abbia soggiornato nelle zone a rischio epidemiologico, nonché nei comuni individuati dalle più recenti disposizioni normative, debba comunicarlo alla azienda sanitaria territoriale, anche per il tramite del medico di base, che provvederà agli accertamenti previsti come, ad esempio, l'isolamento fiduciario".

“Gli accertamenti spettano agli operatori sanitari”

Niente controlli e verifiche “fai da te”, quindi, perché “la finalità di prevenzione dalla diffusione del coronavirus deve essere svolta da soggetti che istituzionalmente esercitano queste funzioni in modo qualificato”. L'accertamento e la raccolta di informazioni relative ai sintomi e ai recenti spostamenti delle persone “spettano agli operatori sanitari e al sistema attivato dalla protezione civile, che sono gli organi deputati a garantire il rispetto delle regole di sanità pubblica recentemente adottate". "Resta fermo l'obbligo del lavoratore - conclude il Garante - di segnalare al datore di lavoro qualsiasi situazione di pericolo per la salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro".

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