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Omicidio Luca Sacchi, cosa sappiamo: dall'aggressione agli arresti

4' di lettura

Il personal trainer è morto dopo un'aggressione avvenuta nella notte tra il 23 e il 24 ottobre, fuori da un pub a Roma. Cinque gli indagati che sarebbero coinvolti, direttamente e non, nella trattativa per l'acquisto di droga sfociata poi in una rapina finita male

Dopo oltre un mese di indagini, venerdì 29 novembre, cinque persone sono state raggiunte da una misura cautelare per l'omicidio di Luca Sacchi. Il ragazzo, un personal trainer di 24 anni, è stato ucciso nella notte tra il 23 e il 24 ottobre mentre si trovava con la fidanzata fuori da un pub in zona Appio, a Roma. Oltre a Valerio Del Grosso e Paolo Pirino, fermati a meno di 48 ore dalla morte di Sacchi, sono finiti in carcere anche Giovanni Princi, 24enne amico d'infanzia del giovane ucciso e il 22enne Marcello De Propris. Durante la notifica delle misure cautelari, i carabinieri hanno arrestato anche Armando De Propris, padre di Marcello, perché nella sua casa sarebbe stato trovato un chilo di droga. Tra gli indagati c'è anche la fidanzata della vittima, la 25enne Anastasiya Kylemnyk, che avrà l'obbligo di firma in caserma. La giovane, secondo quanto ricostruito, sarebbe stata coinvolta nell'acquisto di un grosso quantitativo di droga.

Di cosa sono accusati gli indagati

Del Grosso e Pirino sono accusati di concorso in omicidio pluriaggravato, rapina aggravata, detenzione illegale e porto in luogo pubblico di un'arma comune da sparo. Princi, invece, secondo gli inquirenti, avrebbe svolto assieme ad Anastasiya la trattativa con i pusher per l'acquisto di un ingente quantitativo di droga. Marcello De Propris è invece finito in carcere con l'accusa di detenzione, cessione di sostanza stupefacente e concorso nell'omicidio di Luca Sacchi. E' ritenuto colui che ha fornito l'arma (non ancora ritrovata) per l'uccisione del personal trainer. 

Il ruolo della fidanzata

"La droga non c'entra nulla", aveva detto Anastasiya Kylemnyk, nelle prime ore successive alla morte di Sacchi. Ma la versione della ragazza, che aveva raccontato di un'aggressione allo scopo di rapina, non ha mai convinto gli investigatori. Proprio in quello zaino, secondo quanto riferito nella conferenza stampa del 29 novembre, c'erano settantamila euro (e non duemila come detto nella prima fase delle indagini). I soldi sarebbero serviti all'acquisto di 15 chilogrammi di droga. "Anastasia ha un ruolo centrale nell'acquisto degli stupefacenti", ha scritto il gip Costanino De Robbio nell'ordinanza cautelare nella quale contesta alla fidanzata di Luca Sacchi il reato di tentativo di acquisto di stupefacenti. "Dalla lettura della sola ordinanza emerge chiaramente un ruolo della giovane che non dimostra affatto la consapevolezza di un accordo illecito che, ove pure sussistente, certamente sarebbe intervenuto tra altre persone", ha detto Giuseppe Cincioni, legale di Anastasiya Kylemnyk.

La ricostruzione degli inquirenti

Secondo la ricostruzione contenuta nell'ordinanza del gip "non vi sono dubbi in ordine alla dinamica dei fatti che hanno portato alla morte di Luca Sacchi: è sopravvenuta in seguito  ad un colpo di arma da fuoco alla testa esplosogli da distanza di due metri da uno dei due giovani che, pochi istanti prima, erano sopraggiunti a bordo di un'autovettura per aggredirli". Il gip fa riferimento a quanto raccontato da quattro testimoni. "La scena descritta è dunque indubitabilmente quella di una rapina sfociata in un omicidio", aggiunge il gip affermando che "Del Grosso e Pirino sono scesi e si sono diretti verso la coppia, armati uno di una mazza di ferro e l'altro di una pistola". Per il procuratore Giuseppe Prestipino inoltre non c'è "nessun elemento allo stato per dire che Luca Sacchi fosse coinvolto, partecipe o consapevole della compravendita di sostanza stupefacente".

Le indagini

Dopo la morte di Sacchi, il 25 ottobre sono stati fermati Del Grosso e Pirino, i due giovani ritenuti responsabili dell'aggressione. Si è arrivati a loro grazie al contributo della madre di Del Grosso, che in commissariato ha detto agli agenti: "Temo sia stato mio figlio". Successivamente si è rivelato fondamentale per la ricostruzione dei fatti il ritrovamento dello zaino di Anastasiya e della mazza utilizzata per colpirla, in un luogo indicato da Del Grosso, tra le sterpaglie del Grande raccordo anulare di Roma. Determinanti sarebbero stati anche un video sulle fasi immediatamente precedenti all'aggressione e il racconto di un testimone che hanno smentito la versione della giovane. In più i magistrati hanno lavorato sui tabulati telefonici scoprendo, attraverso le intercettazioni, quella che sembrerebbe una vicenda legata a una trattativa per la droga sfociata in una rapina finita male.

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