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Chat “Shoah Party”, il 16enne creatore del gruppo: “Era un gioco, mi è sfuggito di mano”

i titoli di sky tg24 delle 18 del 18 ottobre

3' di lettura

Il ragazzo, ideatore della chat in cui venivano condivisi contenuti pedopornografici e razzisti, ha spiegato a Repubblica: "A un certo punto ho provato ribrezzo, cancellavo i file ma non sono uscito, è stato un errore”

"Era un gioco, è stato un errore, ma mi è sfuggito di mano". Sono queste le parole del 16enne creatore di "Shoah Party", la chat su WhatsApp in cui venivano condivisi contenuti pedopornografici, razzisti, inneggianti al nazismo e al terrorismo islamico. Repubblica ha raccolto le parole del giovane, alla presenza della madre e del suo legale. "A un certo punto ho provato ribrezzo, cancellavo i file ma non sono uscito" aggiunge il ragazzo.

Era l’amministratore della chat

Il giovane ha ricostruito le fasi della vicenda:  "Ho creato la chat e ho detto: 'Entrate e fate battute'. Non ho messo nessun limite, pensavo che sui social e su Internet ognuno fosse responsabile solo per sé. L'idea mi era venuta dopo aver visto una pagina Instagram di black humor di un mio amico. Ho preso questo argomento e l' ho spostato su WhatsApp. Idea mia e di un mio compagno di classe. Si doveva ridere e scherzare. Tutto è sfuggiro di mano. C'erano giorni che arrivavo a 2.000 notifiche. Ma cancellavo, non guardavo tutto, c'era roba assurda”. Quando i carabinieri gli hanno notificato le accuse “mi sono sentito svenire. Da allora non dormo la notte, ho vomitato per l' ansia. Sono pentito, so che ho sbagliato: ora andrò dallo psicologo, starò lontano per un po' dal cellulare e per sempre dalle chat".

La chat dell’orrore

Dopo la denuncia della madre di un giovane, che si è rivolta ai carabinieri per denunciare quanto scoperto sullo smartphone del figlio, sono partite le indagini, durate cinque mesi. Autorizzati dai pubblici ministeri, i carabinieri si sono finti ragazzi e sono riusciti ad entrare nel gruppo. Nella chat “The Shoah party”, creata e alimentata da un gruppo di ragazzi residenti in provincia di Torino, i partecipanti si scambiavano filmati a carattere pedopornografico, inneggiavano a Hitler e a Mussolini, ma anche al fondamentalismo islamico, postavano commenti blasfemi e insulti a bambini malati terminali e disabili e si compiacevano di video con sevizie su animali. Si tratta di minorenni e maggiorenni: una trentina in tutto i ragazzi coinvolti negli accertamenti della procura dei minori e della procura distrettuale di Firenze. Tra questi, 20 con un'età compresa tra i 14 e i 17 anni, cinque maggiorenni e altri cinque non imputabili perché tutti con un'età inferiore ai 14 anni. 

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