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The Shoah party, scoperta chat in cui minori scambiavano video razzisti e pedopornografici

I titoli di Sky TG24 delle 13 del 16 ottobre

2' di lettura

I ragazzi condividevano filmati e altri contenuti su un gruppo WhatsApp. La procura dei minori di Firenze ha aperto un’inchiesta: 25 gli indagati, tra i 15 e i 19 anni. Coinvolti anche 13enni non imputabili. Perquisizioni in Toscana, Piemonte, Lazio, Campania e Calabria

Pedopornografia, ma anche razzismo e contenuti inneggianti al nazismo e al terrorismo islamico. È lo sconcertante materiale che sarebbe emerso da una chat - dal titolo "The Shoah party" - di un gruppo di giovani ragazzi su WhatsApp. La procura dei minori di Firenze ha aperto un’inchiesta, partita da Siena, nei confronti di 25 persone. La chat sarebbe stata creata e alimentata da un gruppo di ragazzi, minorenni e no, residenti nella zona di Rivoli (Torino).

Ragazzi tra i 15 e i 19 anni

Gli indagati sarebbero tutti ragazzi di età compresa tra i 15 e i 19 anni, la maggior parte minorenni. Tra i coinvolti ci sarebbero anche alcuni tredicenni: essendo non imputabili per l'età, nei loro confronti gli investigatori non hanno potuto procedere. Sul gruppo dell’applicazione per la messaggistica istantanea, i giovani condividevano e si scambiavano video pedopornografici, inneggiavano a Hitler, a Mussolini e all'Isis, postando - tra l'altro - frasi contro migranti ed ebrei. Le immagini e le frasi choc venivano diffuse in tutta Italia. Per questo, sono scattate perquisizioni in 13 province in Toscana, Piemonte, Lazio, Campania e Calabria: in tutto sono state 25, di cui 19 a carico di minorenni e 6 a carico di maggiorenni. Sequestrati decine di telefonini e computer. 

Indagini partite da Siena

Le indagini sul gruppo social "The Shoah party", durate cinque mesi, sono partite da Siena dopo la denuncia di una madre che aveva scoperto, nello smartphone del figlio 13enne, immagini pedopornografiche "di una violenza inaudita", come si spiega in una nota dei carabinieri. Gli investigatori sono entrati nel gruppo, risalendo anche agli amministratori. Sempre secondo i carabinieri, "tanti ragazzini dai 13 ai 17 anni sono rimasti invischiati più o meno consapevolmente" mentre altri "dopo essere entrati" ne "sono subito usciti. Ma nessuno risulta aver denunciato la cosa".

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