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Consip, 5 rinviati a giudizio: a processo anche Lotti e Del Sette. Prosciolto Scafarto

Cronaca

Nella sentenza del gup anche il rinvio a giudizio per l'imprenditore Carlo Russo, per Filippo Vannoni e per il generale dei carabinieri Emanuele Saltalamacchia. Cadute le accuse nei confronti del colonnello dell’Arma Alessandro Sessa. Processo al via il 15 gennaio

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Sono cinque le persone rinviate a giudizio dal gup di Roma nell'ambito dell'indagine sul caso Consip (COME FUNZIONA LA CENTRALE ACQUISTI DELLA PA). Il procedimento, in particolare, è legato al filone di indagine relativo alla fuga di notizie sul fascicolo che era stato avviato dai pm di Napoli sul maxiappalto Consip. A processo, tra gli altri, l'ex ministro Luca Lotti per favoreggiamento e l'ex comandante generale dei carabinieri Tullio Del Sette per rivelazione del segreto di ufficio. Prosciolti invece dalle accuse l'ex maggiore del Noe Giampaolo Scafarto e il colonnello dell’Arma Alessandro Sessa, ma da fonti giudiziarie si apprende che la Procura di Roma impugnerà la sentenza del gup alla Corte d'Appello. Nella vicenda Consip ora l'attenzione si sposta al 14 ottobre, giorno in cui è fissata la camera di consiglio che dovrà valutare se archiviare o meno la posizione di Tiziano Renzi accusato di traffico di influenze illecite.

Chi andrà a processo

Il processo inizierà il prossimo 15 gennaio davanti alla seconda sezione. I rinviati a giudizio sono, oltre a Lotti e Del Sette, l'imprenditore Carlo Russo per millantato credito, Filippo Vannoni, presidente all'epoca dei fatti di Pubbliacqua, per favoreggiamento, e il generale dei carabinieri Emanuele Saltalamacchia per favoreggiamento. A tirare in ballo l'ex ministro Lotti e Saltalamacchia era stato l'ex amministratore delegato di Consip, Luigi Marroni, che ha riferito ai magistrati che erano stati loro due a dirgli che era in corso un'indagine a Napoli sulla società. Quanto a Del Sette, avrebbe rivelato all'allora presidente Consip, Luigi Ferrara, che c'era una indagine in corso sull'imprenditore Alfredo Romeo, con l'invito ad essere cauto nelle comunicazioni.

Il proscioglimento di Scafarto

Il proscioglimento di Scafarto ha riguardato tutti i capi di imputazione e in particolare i reati di rivelazione del segreto di ufficio, falso e depistaggio (quest'ultimo contestato anche a Sessa). Da parte del maggiore del Noe, spiega il gup nella sentenza di proscioglimento, non ci fu l'alterazione di una informativa con l'obiettivo di arrestare Tiziano Renzi. "Si tratta di errore sicuramente involontario - afferma il giudice - presumibilmente dovuto a una omessa correzione dell'informativa al momento della sua ultima stesura a meno di non voler attribuire all'imputato comportamenti del tutto illogici e anzi 'schizofrenici'". Il passaggio dell'informativa finito agli atti dell'indagine è quello in cui la frase "Renzi l'ultima volta che l'ho incontrato" viene attribuita all'imprenditore napoletano, Alfredo Romeo, mentre a parlare è l'ex deputato di An Italo Bocchino. "Se Scafarto avesse comunque voluto 'inchiodare' Renzi - prosegue Forleo - avrebbe sicuramente avuto gioco facile nella correzione dell'errore che era stato da altri compiuto e non avrebbe ripetutamente sollecitato tutti i suoi collaboratori a risentire le conversazioni, a chiedere di eventuali incontri tra Tiziano e Romeo e soprattutto a invitare tutti i predetti a una rilettura dell'informativa, evidentemente finalizzata a scongiurare errori".

Lotti: "Dimostrerò la mia innocenza"

“Come ho fatto finora, affronterò tutto questo a testa alta. Ero e resto convinto che i processi si fanno nelle aule dei Tribunali e non sui giornali. Dimostrerò in quelle sedi la mia innocenza", ha commentato Luca Lotti, che specifica: “Il reato di cui devo rispondere è favoreggiamento di un 'non indagato'”. "La mattina del 23 dicembre 2016 ho letto la prima pagina del Fatto Quotidiano: il titolo d'apertura era ‘Indagato Lotti’. È così che ho scoperto di essere indagato, leggendo un giornale - ha scritto poi Lotti su Facebook - Non ho mai ricevuto l'avviso di garanzia, perché chiesi immediatamente di essere ascoltato dagli inquirenti. Da quella mattina sono passati oltre mille giorni: 1014 per l'esattezza". "In questo lungo periodo il mio nome legato all'inchiesta Consip è stato tirato in ballo in oltre 2600 articoli sui giornali italiani (cui vanno aggiunti migliaia di lanci d'agenzie e un numero incalcolabile di servizi televisivi) - continua l’ex ministro dello Sport - Sempre nello stesso periodo io ho rilasciato solo tre dichiarazioni, per confermare la mia innocenza e la mia fiducia nella giustizia: da un punto di vista della comunicazione è come tentare di fermare uno tsunami con l'ombrello. Ma da parte mia, sia chiaro, non c'è rabbia o rancore per nessuno, neanche verso chi si è divertito a sbattere il mostro in prima pagina senza assumersi nessuna responsabilità”.

Scafarto: “Non guardo indietro, solo avanti”

"Sono contentissimo, perché c'è finalmente la parola fine su questa vicenda. Oggi è un giorno bellissimo - ha detto Scafarto - sin dal principio mi sono dichiarato estraneo a questa vicenda. Non guardo dietro, ma solo avanti".