Niente chemio alla figlia 17enne, il tribunale: genitori le hanno negato diritto alla vita

Cronaca

È quanto si legge nelle motivazioni della sentenza che ha condannato il padre e la madre a due anni per la morte di Eleonora, deceduta a causa di una leucemia. I due avevano optato per il metodo Hamer, trattando la malattia solo con vitamine e cortisone

I genitori di Eleonora, che rifiutarono la chemioterapia per la figlia morta a 17 anni per leucemia, avrebbero avuto "il preciso dovere di attivarsi per garantire alla figlia il diritto primario, quello di vivere" e invece "hanno fatto tutto quanto era in loro potere per sottrarre Eleonora alle cure che la potevano guarire”. È questo il convincimento, sottolineato nelle motivazioni della sentenza, dei giudici del tribunale di Padova che hanno condannato a due anni ciascuno, lo scorso giugno, il padre e la madre della ragazza. Eleonora, che scoprì di essere malata tra la fine del 2015 e il 2016, decise in accordo con i genitori di rifutare la chemioterapia e di ricorrere al cosiddetto “metodo Hamer”, che prevede soltanto iniezioni di vitamine e cortisone, ma morì nell’agosto 2016. Ma secondo i giudici, la ragazza non ha mai avuto modo di costruire una propria libertà di scelta delle cure, in quanto sempre iperprotetta e "plagiata" dai genitori.

Genitori non hanno diritto di vita o di morte sui figli”

“L'ordinamento non pone il diritto di vita o di morte dei figli nelle mani dei genitori, al contrario i genitori sono custodi della vita dei figli, che hanno l'obbligo di proteggere", scrivono ancora i giudici del tribunale di Padova nelle motivazioni della sentenza. Nella motivazione i giudici sottolineano ancora che i genitori hanno sottratto Eleonora alle cure che la potevano guarire, “sia direttamente, negando il consenso che giuridicamente spettava loro esprimere, sia indirettamente, lasciando Eleonora in una falsa convinzione di guarigione". E “sottrarre - prosegue la sentenza - all'unica cura che la scienza medica conosce e che, fortunatamente, è anche una cura con elevata possibilità di successo, non è una scelta che risponda a prudenza e perizia”.E ancora: “La salute di un figlio non può essere lasciata al mero arbitrio del genitore che senza alcun vincolo possa adottare qualunque scelta a suo piacimento – scrivono i giudici -, come se il figlio fosse una sua mera estensione secondo una prospettiva che finisce per negare al figlio la sua natura di soggetto autonomo portatore di diritti propri".

La vicenda

Eleonora si era ammalata di leucemia tra la fine del 2015 e il 2016, quando era ancora minorenne. La ragazza aveva 17 anni e secondo i medici aveva buone chance di sopravvivere se avesse fatto la chemioterapia come consigliato, ma decise di non curarsi con i metodi tradizionali affidandosi completamente ai genitori che credevano nel metodo Hamer. La ragazza è morta  nell'agosto 2016. Secondo la Procura, i genitori hanno costantemente impedito alla figlia di essere liberamente informata e di fare le proprie scelte in maniera consapevole e libera. I genitori, indagati con l’accusa di omicidio colposo con l’aggravante della prevedibilità degli eventi, erano stati prosciolti in primo grado con la formula “il fatto non costituisce reato”. Ma in secondo grado, nel giugno 2019, il tribunale di Padova li ha condannati a due anni ciascuno.

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