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Mare Jonio, nuovo appello Mediterranea: fateli scendere. Tre evacuati per motivi di salute

2' di lettura

La nave è al largo di Lampedusa da quattro giorni a causa del divieto di sbarco del ministro Salvini e controfirmato dai colleghi Trenta e Toninelli. Un medico: "Situazione psicologica allarmante”. Tre dei 34 migranti sono stati portati a terra per motivi di salute

Tre persone sono state evacuate nel pomeriggio da una motovedetta della Guardia costiera per "condizioni di salute incompatibili con la permanenza sulla nave". Così sulla nave Mare Jonio della Ong Mediterranea sono rimasti 31 dei 34 migranti bloccati al largo di Lampedusa da quattro giorni, con l’impossibilità di sbarcare a causa del divieto del ministro dell'Interno Matteo Salvini, controfirmato anche dai colleghi della Difesa Elisabetta Trenta e dei Trasporti Danilo Toninelli. Nella mattinata Mediterranea ha lanciato un nuovo appello su Twitter per lo sbarco: “'Umanità è un concetto semplice. Rispettare e amare il prossimo, senza distinzioni. Sulla Mare Jonio restano 34 persone che hanno patito torture e sofferenze inimmaginabili. Istituzioni italiane, europee, ascoltate il cuore. #fateliscendere", scrive la Ong. La reazione all'evacuazione dei tre migranti non si è fatta attendere: "Devono scendere tutti in barella? A che punto volete arrivare?". Cosi' Mediterranea.

Medico dalla nave: “Situazione psicologica allarmante”

Dalla nave intanto arriva il racconto di Donatella Salvini, ginecologa bresciana sbarcata oggi dalla Mare Jonio dove è rimasta per più di una settimana: "Stanotte ha piovuto, nel container dove sono ospitati i naufraghi è arrivata molta acqua. Il morale è sempre più basso. Bisogna far sbarcare questa gente”, sottolinea. "A bordo dell'imbarcazione davanti al porto di Lampedusa ci sono ancora 34 persone dopo che le altre sono state fatte scendere. La situazione è sempre più precaria dal punto di vista psicologico", fa sapere il medico bresciano.

La diffida della Ong : “Fateli scendere o parte una denuncia”

Già ieri Mediterranea aveva parlato di "situazione preoccupante". "Siamo sempre più preoccupati per le condizioni psicologiche dei sopravvissuti, i 28 uomini e le 6 donne che sono rimasti a bordo con noi. Hanno già passato l'inferno: quanto possono reggere ancora, bloccati in mezzo al mare?", chiede la Ong italiana, che ha fatto partire una mail all'indirizzo della Guardia costiera per sollecitare un porto di sbarco, spiegando che "l'attuale situazione di incertezza e di sospensione del diritto in cui versano i 34 si configura come 'trattamento inumano e degradante'". Ma il ministero dell'Interno, autorità competente per l'indicazione del Pos (il posto sicuro di sbarco), continua a dire no, come ha indicato la Guardia costiera nella risposta alla Ong.

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