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Carabiniere ucciso a Roma, il collega: “Mario disse 'mi hanno accoltellato'”

Carabiniere ucciso, cosa sappiamo di questa storia?

4' di lettura

Andrea Varriale era già sul caso un'ora prima che Sergio B. chiamasse il 112. Nell’ordinanza del gip si legge che il comportamento dei due giovani americani testimonia “la totale assenza di autocontrollo"

"Prima di accasciarsi ha detto ‘mi hanno accoltellato’". Nuovi dettagli sulla morte di Mario Cerciello Rega, il vicebrigadiere ucciso a Roma con 11 coltellate, emergono dall’ordinanza con cui il gip Chiara Gallo ha disposto il carcere per i due 19enni americani accusati dell’omicidio. Uno di loro, Finnegan Lee Elder, che ha confessato di essere l'autore materiale del delitto, ha detto al suo avvocato: "Non avevo capito che era un carabiniere, ho avuto paura, credevo fosse uno dei pusher". (COSA SAPPIAMO FINORA - I FUNERALI - LA CHIESA GREMITA)

L'aggressione

L'ordinanza raccoglie anche il racconto di Andrea Varriale, il carabiniere che era con Cerciello Rega al momento dell'aggressione: "I due soggetti, notati di un atteggiamento palesemente guardingo e sospettoso, venivano da noi repentinamente avvicinati. Contestualmente ci qualificavamo come appartenenti all'Arma dei carabinieri attraverso anche l'esibizione dei nostri tesserini di riconoscimento". "Ma i due - ha spiegato - ancor prima di procedere a una qualsiasi forma di regolare controllo ci aggredivano fisicamente per vincere un nostro tentativo di bloccaggio". La lite, ha raccontato Varriale, si è svolta "con estrema rapidità e violenza". Il carabiniere ricorda di essere stato "aggredito dal soggetto con la felpa nera" che "dimenandosi fortemente con calci, graffi e pugni riusciva a liberarsi dalla mia presa". Poi il ferimento del collega: "Dopo pochi istanti, notavo entrambi i soggetti che si davano alla fuga in direzione via Cesi e in tale frangente notavo il vice brigadiere Cerciello Rega che perdeva moltissimo sangue dal fianco sinistro all'altezza del petto", ha detto Andrea Varriale, il carabiniere che era con il vicebrigadiere Cerciello Rega sul luogo dell' aggressione, come si legge nell'ordinanza del gip. Prima di "accasciarsi al suolo" disse "mi hanno accoltellato". "Contattavo immediatamente la centrale operativa per richiedere i soccorsi e in attesa del loro arrivo tamponavo le ferite riportate dal collega - ha raccontato ancora - Nel frattempo notavo sopraggiungere sul luogo del fatto anche altre pattuglie sia dell'arma che della polizia di Stato". (LA CAMERA ARDENTE - POLEMICA SULLA FOTO DELL'ARRESTATO BENDATO)

Cos'è successo prima

Varriale, si legge nell’ordinanza, ha raccontato che “poco tempo prima di ricevere l'incarico di effettuare l'operazione in abiti civili, alle ore 1,19, era intervenuto in piazza Mastai” dove alcuni colleghi cercavano “un soggetto che si era sottratto all'identificazione dandosi alla fuga dopo aver consegnato ai militari un involucro di colore bianco contenente una compressa di tachipirina". "Sul posto - continua il giudice - veniva identificato Sergio B. che riferiva di essere stato vittima di un borseggio operato da due persone che dopo il furto si allontanavano a piedi in direzione lungotevere altezza ponte Garibaldi. Precisava inoltre che all'interno della borsa che gli avevano asportato era presente il suo cellulare documenti ed altri effetti personali". (L'AUDIO DELLA TELEFONATA AL 112 - IL VIDEO DELLA FUGA DEI 2 GIOVANI - I CASI DEGLI ULTIMI ANNI)

Il racconto dell'uomo derubato

E nell’ordinanza c’è anche il racconto di Sergio B., che ha descritto chi gli ha rubato lo zaino: "Entrambi avevano un accento inglese, credo americano. Il primo ragazzo aveva i capelli biondi, era alto circa 1,80 metri, indossava una camicia color crema a quadri e pantaloni jeans scuri - ha detto l’uomo - Mentre il secondo aveva i capelli mossi con delle meches di colore viola, alto circa 1,80 metri, aveva un tatuaggio sull'avambraccio destro di grosse dimensioni, indossava una maglietta di colore chiaro e jeans di colore scuro. Quest'ultimo ragazzo sembrava tipo intontito". Poi il racconto dei momenti dell’aggressione: "Sceso dall'auto civetta notavo i militari allontanarsi lungo una strada adiacente perdendoli così vista. Dopo pochi minuti sentivo provenire delle urla da una strada limitrofa". "Io rimanevo sempre vicino al mezzo - ha aggiunto Sergio B. - in questi frangenti notavo sopraggiungere altre macchine dei carabinieri e un'autoambulanza".

“Socialmente pericolosi”

Le condotte dei due ragazzi, si legge nell’ordinanza del gip, "testimoniano la totale assenza di autocontrollo e capacità critica evidenziandone la pericolosità sociale". Inoltre, secondo il gip, è concreto il pericolo di reiterazione del reato alla luce "delle modalità e circostanze del fatto e in particolare della disponibilità di armi di elevata potenzialità offensiva".

Il pericolo di fuga

Ma oltre al pericolo di reiterazione emerge anche “il pericolo di fuga” perché “si tratta di due persone stabilmente residenti all'estero, presenti in Italia occasionalmente e sorprese dalla polizia giudiziaria in procinto di lasciare l'albergo subito dopo avere commesso i delitti in contestazione, condotta quest'ultima che non può non ritenersi finalizzata a far perdere le proprie tracce".

Data ultima modifica 29 luglio 2019 ore 14:33

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