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Sea Watch, Carola Rackete querela Salvini per diffamazione. La replica: "Non la temo"

4' di lettura

Il legale della comandante: "È il modo per dare un segnale, il ministro dell'Interno muove le acque dell'odio". Il leader leghista risponde: "Non mi fanno paura i mafiosi, figurarsi una ricca e viziata comunista tedesca". Lei attacca: Salvini ha violato i diritti umani

La capitana della Sea Watch 3 Carola Rackete (CHI È) querelerà per diffamazione il ministro dell’Interno Matteo Salvini. Lo ha annunciato Alessandro Gamberini, legale della comandante. “Non è facile raccogliere tutti gli insulti che Salvini ha fatto in queste settimane e anche le forme di istigazione a delinquere, cosa che è ancora più grave se fatta da un ministro dell'Interno”, afferma l’avvocato secondo cui “nel circuito di questi leoni da tastiera abituati all'insulto, è lui che muove le acque dell'odio. Una querela per diffamazione è il modo per dare un segnale. Quando le persone vengono toccate nel portafoglio capiscono che non possono insultare gratuitamente". La replica di Salvini arriva su Facebook: “Infrange leggi e attacca navi militari italiane, e poi mi querela. Non mi fanno paura i mafiosi, figurarsi una ricca e viziata comunista tedesca! Bacioni”, scrive il vicepremier.

Rackete: mi sono sentita lasciata sola

Carola Rackete ha intanto rilasciato diverse interviste ai media tedeschi. Allo Spiegel, in edicola domani, ha detto: “Mi sono sentita lasciata sola. La mia impressione è stata che a livello nazionale e internazionale nessuno volesse davvero aiutare. Si sono sempre passati la patata bollente, mentre avevamo ancora 40 sopravvissuti a bordo. Ha fallito il ministro degli Interni Horst Seehofer, che non aveva alcun desiderio di accettare le offerte delle città" di ospitare i migranti a bordo della nave. Poi attacca Salvini: “La sua politica ha violato i diritti umani: Il suo modo di esprimersi è irrispettoso, non è appropriato per un politico di alto livello". L'equipaggio, spiega, ha inviato rapporti medici giornalieri sulle condizioni dei soccorsi, anche al Centro di soccorso italiano a Roma "ma nessuno ha ascoltato, nessuno ha risposto”.

L’intervista alla tv di Stato tedesca

In un’altra lunga intervista alla tv di Stato tedesca, Rackete ha detto: “Mi aspetto una sentenza nel segno del diritto. La cosa più importante è che abbiamo salvato le persone e le abbiamo portate in un porto sicuro”. Poi ha aggiunto: “Ho deciso di entrare a Lampedusa perché la situazione peggiorava ogni giorno. Anche la situazione psicologica era desolante”. Ha raccontato che si trova in Sicilia, in un luogo segreto perché è in attesa della nuova udienza che si svolgerà tra qualche giorno. Ed è in un luogo segreto perché ha ricevuto minacce, anche di morte. Infine è tornata sull’attracco nel molo con lo scontro con l’imbarcazione della GdF: “È stato un incidente. Ci sono delle riprese video molto chiare. Non c'è mai stato nessuna intenzione di collisione. La nave della Guardia di Finanza ci si è messa in modo attivo di traverso mentre cercavamo di attraccare”.

Rackete: "Le vite delle persone contano più di ogni gioco politico"

Infine in un’intervista al Guardian ha detto: “Le vite delle persone contano più di qualsiasi gioco politico. Spero il mio gesto porti a soluzioni concrete per i migranti. E spero di tornare presto in mare perché è lì che c’è bisogno. Ma non ho dubbi che lo rifarei di nuovo”. Rackete ha raccontato che per 2 settimane ha informato le autorità della situazione a bordo ma “è stato come parlare con un muro”. Ha anche commentato gli insulti ricevuti dalla folla: “Ho sentito qualcuno che urlava ma mi sono concentrata su un gruppo della comunità locale di Lampedusa che aiuta i migranti e mi ha dato supporto”.

La Germania: "Da Roma nessuna domanda di accoglienza dei migranti della Sea Watch"

Intanto, la Germania fa sapere che dall'Italia non è arrivata "nessuna richiesta di accoglienza delle persone" sbarcate a Lampedusa dalla Sea Watch (LE POLEMICHE POLITICHE - LA DIFESA DELLA ONG). Lo ha detto la portavoce del governo tedesco Martina Fiez. All'indomani dello sbarco, la Germania aveva infatti annunciato la propria disponibilità di accogliere un terzo dei 40 migranti sbarcati dopo il contestato ingresso in porto della nave. Allo stato attuale però secondo Berlino non sono giunte richieste formali.

Data ultima modifica 05 luglio 2019 ore 20:30

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