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Insulti a Falcone e Borsellino in programma Rai, azienda avvia istruttoria

Cronaca

Nella prima puntata di “Realiti”, in onda il 5 giugno e condotta da Enrico Lucci, sono apparsi due cantanti neomelodici siciliani e le loro frasi hanno scatenato le polemiche. Ad Salini si scusa: “Inaccettabile”. La Procura di Catania apre un'inchiesta

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La Rai ha “avviato un'istruttoria” sulla prima puntata del programma “Realiti”, andata in onda lo scorso 5 giugno su Rai 2 e condotta da Enrico Lucci. A scatenare la bufera sono state le parole di due giovani cantanti neomelodici siciliani, Leonardo Zappalà e Niko Pandetta, nipote del boss ergastolano Salvatore Cappello. Il primo, presente in studio, a proposito di Falcone e Borsellino, ha detto: "Queste persone che hanno fatto queste scelte di vita le sanno le conseguenze. Come ci piace il dolce ci deve piacere anche l'amaro". Mentre il secondo ha raccontato di aver finanziato il suo primo cd con una rapina. Intanto, la Procura di Catania ha aperto una inchiesta, al momento senza indagati. Titolare del fascicolo é il procuratore aggiunto Carmelo Petralia, che ha delegato le indagini alla Polizia Postale di Catania, che dovrà acquisire i video della trasmissione. Al centro dell'inchiesta le dichiarazioni dei due cantanti, nonché eventuali rapporti con ambienti criminali locali. All'attenzione della Procura anche i contatti tra Niko Pandetta e suo zio.

"Parole indegne"

Quelle pronunciate da Zappalà sono "parole indegne" per la Rai, che ha avviato una indagine interna per ricostruire l'accaduto. L'ad Fabrizio Salini si è scusato: "Quello che è avvenuto è inaccettabile e non può e non deve accadere". "Mi scuso pubblicamente. Non voglio dire di più per ora, mi confronterò con i vertici della Rai", afferma il direttore di RaiDue, Carlo Freccero, in un'intervista al Messaggero. Il presidente della Vigilanza Rai, Alberto Barachini, ha chiesto “un controllo più rigoroso dei contenuti e degli ospiti delle trasmissioni”. “Non abbiamo invitato Riina o Provenzano in studio. Abbiamo invitato un ragazzetto che fa il cantante neomelodico e ha degli idoli orribili, perché il programma si occupa di fenomeni sul web”, ha detto invece Lucci.

La frase su Falcone e Borsellino

Il cantante invitato alla puntata di esordio del programma è il neomelodico siciliano Leonardo Zappalà, 19 anni, in arte “Scarface”. A un certo punto Lucci, dopo aver più volte invitato l'ospite a studiare la storia degli eroi siciliani e sottolineato che la mafia è il male, ha mandato in onda una grande foto dei due giudici come esempio proprio degli eroi che combattono la mafia. Lo studio ha risposto con un applauso. Zappalà ha invece detto: “Queste persone che hanno fatto queste scelte di vita le sanno le conseguenze. Come ci piace il dolce ci deve piacere anche l'amaro”.

Polemiche anche su Niko Pandetta

Durante il programma, è stato trasmesso un video in cui Zappalà descriveva il fenomeno degli interpreti neomelodici siciliani che cantano in napoletano. Nel filmato si raccontava anche la storia di Niko Pandetta, detto “Tritolo”, con anni di carcere alle spalle e nipote del boss Turi Cappello. Pandetta non era presente in studio, ma nella clip diceva, tra l'altro, di aver finanziato il suo primo cd con una rapina. Nelle sue canzoni, poi, inneggia allo zio Turi - condannato al carcere a vita per reati di mafia - come punto di riferimento della sua vita.

La bufera

Le parole dei due cantanti hanno provocato polemiche. Tanto che la Rai, come detto, le ha definite “indegne” e ha avviato un’istruttoria. “Direttore di rete, conduttore, autori sono stati ampiamente sensibilizzati sulla necessità di porre la massima attenzione sulla scelta degli ospiti, delle tematiche e sulla modalità di trattazione di argomenti 'sensibili'”, si legge nella nota di Viale Mazzini. Più tardi è intervenuto anche l'ad Rai, che ha definito "inaccettabile" quanto accaduto. "Per la Rai è un obbligo civile, morale e culturale essere rispettosi della legalità", ha detto Salini. 

Critico anche il commento di Alberto Barachini, presidente della Vigilanza Rai. “La condanna da parte della Rai rispetto a quanto accaduto e l'avvio di un'istruttoria interna per accertarne le responsabilità sono misure doverose, ma non sufficienti”, ha detto. E ancora: “La grave offesa arrecata alla memoria di due esempi luminosi della lotta alla mafia si configura come un evidente omesso controllo da parte della governance del servizio pubblico, alla quale richiedo formalmente un controllo più rigoroso dei contenuti e degli ospiti delle trasmissioni”. 

La replica di Enrico Lucci

Sulla vicenda è intervenuto anche il conduttore del programma. “Preciso subito che io non sono l'autore del programma e non invito nessuno – ha detto Lucci all’Ansa –. Il programma parla del grande reality in cui siamo tutti immersi e per questo parliamo di tutto. Tra il tutto, c'è anche il fenomeno dei cantanti neomelodici siciliani che cantano in napoletano. C'è stato un servizio in cui è stato raccontato il fenomeno con tutte le sue sbavature, tra cui anche riferimenti ideali alla mafia. Tra i due cantanti che apparivano nel servizio, è venuto in studio questo 'pischello' di 19 anni. A me interessa il fenomeno del 'pischello', molto seguito dagli adolescenti, che ha per idoli Scarface e Al Capone. Io per prima cosa gli ho fatto dire che non è un mafioso". Lucci ha spiegato di essersi rivolto “a questo ragazzetto con toni paterni, perché non si massacra un ragazzetto che dichiara di non essere mafioso, anche se ha degli idoli abbastanza orribili e le idee abbastanza confuse. Per questo gli dico: 'Cerca di schiarirti le idee e studia la storia’”. Riguardo alla frase su Falcone e Borsellino, il conduttore ha aggiunto: “Io non l'ho neanche capita bene, ma gli ho detto: ‘Studia’. Non c'è nessun margine di dubbio sulla nostra posizione. Quella frase l'ha detta in un contesto in cui gli abbiamo insegnato la differenza tra il bene e il male. Parliamo di un 19enne che non capisce neanche bene la potenza delle frasi che esprime”. Lucci, poi, ha precisato che "l'altro cantante non è stato invitato in studio. Si era valutato in un primo momento se farlo venire, ma poi si è deciso di non farlo venire”. “Nel video – ha sottolineato Lucci – lui comunque dice: 'Ho pagato per il mio passato e voglio cambiare la mia vita'”.

Critiche da Usigrai e Fnsi

Critiche al programma sono arrivate anche da Usigrai. “La Rai non può fare da vetrina a chi inneggia ai boss e dileggia chi ha dato la vita per lottare contro la mafia", ha scritto su Facebook il segretario Vittorio Di Trapani. Secondo Di Trapani, la Rai aveva previsto anche la trasferta di Pandetta. Allegando la foto di un voucher d’albergo, ha aggiunto nel post: “Mi domando: ma davvero la #Rai aveva pagato l'albergo a uno che scrive canzoni sullo zio ergastolano, boss al carcere duro per mafia?”. Hanno condannato le scelte del programma anche Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti, segretario generale e presidente della Fnsi. "Siamo ormai arrivati alla 'par condicio' tra mafia e antimafia, dopo aver già tentato di sdoganare quella tra fascismo e antifascismo", hanno scritto in una nota.