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Piombino, morti sospette in ospedale: infermiera condannata per 4 casi

I titoli di Sky TG24 delle 18 del 19/04/2019

3' di lettura

Dopo cinque ore di camera di consiglio, Fausta Bonino è stata condannata in primo grado all'ergastolo per quattro delle morti sospette di pazienti in corsia e assolta per gli altri sei casi perché il fatto non sussiste. Assolta anche per abuso di ufficio

L'infermiera Fausta Bonino è stata condannata all'ergastolo per quattro delle morti sospette di pazienti in corsia nell'ospedale di Piombino e assolta per gli altri sei casi perché il fatto non sussiste. Assolta anche per abuso di ufficio. La sentenza a Livorno è stata letta dopo cinque ore di camera di consiglio dal giudice Marco Sacquegna.

Bonino era accusata di aver ucciso nel periodo fra settembre 2014 e settembre 2015 dieci pazienti che erano ricoverati all'ospedale di Piombino. Per la donna, la Procura di Livorno aveva ipotizzato il reato di omicidio plurimo aggravato e continuato. Il suo processo – con rito abbreviato – è arrivato alla fase finale il 19 aprile 2019, quando si è aperta in Tribunale l’ultima tappa delle udienze.

L’arresto e le accuse

Bonino era accusata di aver pianificato e causato la morte di dieci persone (inizialmente l’ipotesi era di 13) mediante l'iniezione di dosi letali di eparina, un potente anticoagulante di facile reperimento nelle strutture sanitarie. La donna, 57 anni, originaria di Savona, lavorava come infermiera dell'ospedale Villamarina di Piombino. Il 30 marzo 2016 viene arrestata dai carabinieri del Nas, perché sospettata di aver ucciso i pazienti durante la loro degenza nel reparto di anestesia e rianimazione. I casi presi in esame dalla Procura di Livorno sono dieci e risalgono tutti al periodo che va dal settembre del 2014 allo stesso mese del 2015. Si trattava di pazienti anziani (tra 61 e 88 anni) ricoverati per patologie anche non gravi e recuperabili: nessuno di loro era malato terminale. Per l'accusa le morti furono causate dall'uso "deliberato e fuori dalle terapie prescritte" di eparina in dosi tali da "determinare il decesso" provocato da improvvise emorragie.

La scarcerazione e il processo

Un mese dopo, il 20 aprile 2016, il Tribunale del Riesame di Firenze annulla l'ordinanza di custodia in carcere e Fausta Bonino viene scarcerata. Le indagini vanno avanti e nel dicembre del 2017 viene depositata la relazione degli esperti che certifica come dieci delle morti sospette verificatesi nell'ospedale di Piombino siano compatibili con la somministrazione di eparina. Il primo giugno 2018 la Procura della Repubblica di Livorno chiude le indagini e Fausta Bonino - nel frattempo sospesa dall'Asl – viene accusata di omicidio plurimo aggravato. L'infermiera, tuttavia, durante l'intera vicenda si proclama innocente e la sua difesa chiede e ottiene di poter accedere al rito abbreviato.

A processo anche il primario

Con un diverso procedimento, separato rispetto a quello della donna, è stato rinviato a giudizio per omicidio colposo anche Michele Canalis, il primario del reparto di anestesia e rianimazione dell'ospedale di Piombino perché non avrebbe vigilato sul rispetto dei protocolli terapeutici.

Data ultima modifica 19 aprile 2019 ore 19:59

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