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Foligno, genitori bimbo nero messo all'angolo: "Un maestro non può trattare male alunni"

2' di lettura

Il padre e la madre a Sky tg24: "Un insegnante è a scuola per insegnare, non per far sentire inferiori i bambini se non si è come gli altri. E' stata una botta per noi". Il docente difeso dal suo legale: "Voleva creare indignazione, iniziativa mal interpretata"

Un insegnante “è a scuola per insegnare, non per trattare male i bambini. Questa è una botta per noi”. Il padre e la madre del bambino di 10 anni, messo in un angolo della classe del maestro davanti ai compagni in una scuola elementare di Foligno, esprimono il loro disappunto a Sky tg24 per ciò che è successo ai loro figli. Perché anche alla sorella di 1 anno sarebbe capitato un episodio simile, sempre con lo stesso insegnante. “Tu sei brutta come tuo fratello”, avrebbe detto il maestro secondo quanto racconta la madre. “E’ tornata a casa dicendo 'questo maestro mi insulta' ”, aggiunge la donna.

L'episodio denunciato alla Procura

I due genitori sono di origini nigeriane, vivono in Italia da 17 anni e non hanno mai subito discriminazioni. Hanno presentato una denuncia alla Procura di Spoleto perché sono convinti che nei confronti dei loro figli non si sia trattato di “un esperimento sociale”, così come sostenuto dal docente. “E’ discriminazione, è razzismo. Significa mettere i bambini in difficoltà, farli sentire inferiori se non si è come gli altri”, dice la madre. “Tu sei nero, diverso da noi e devi stare da un’altra parte: è quello che il maestro ha fatto con mio figlio”, aggiunge il padre, che già ieri aveva accusato il docente di razzismo.

L'avvocato del maestro: "Episodio mal interpretato"

L’insegnante, che ha 42 anni, due figli ed è stato sospeso dal Miur, si difende attraverso il suo avvocato. “Questa iniziativa - spiega il legale del docente - era finalizzata all’integrazione, cioè suscitare indignazione nei confronti degli alunni una sorta di indignazione. Era un prototipo di qualcosa che non si deve fare e paradossalmente il risultato è stato comunque realizzato. Il problema - continua l'avvocato - è stata la comunicazione. Gli alunni tornati a casa hanno raccontato l’iniziativa che è stata interpretata dai genitori e pubblicata su Facebook come qualcosa da condannare. Questo è stato il motore della vicenda sul quale l’insegnante è pentito e sul quale chiede scusa”.

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