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San Ferdinando, nuovo incendio nella baraccopoli: un morto. Migranti saranno trasferiti

4' di lettura

La vittima del rogo, scoppiato nella notte, è il 29enne senegalese Moussa Ba. All’origine forse un fuoco acceso per scaldarsi. Prefettura: i migranti saranno spostati in altri alloggi. Salvini: basta abusi e illegalità. Nell'ultimo anno altri 2 incendi

Un incendio è scoppiato la notte scorsa nella baraccopoli di San Ferdinando, nella piana di Gioia Tauro, dove vivono centinaia di migranti. Il rogo (LE FOTO) ha provocato una vittima, il 29enne senegalese Moussa Ba, e distrutto circa 15 baracche. La tensione nel campo, che ha vissuto almeno altri due incendi nell'ultimo anno, è salita e chi da anni chiede soluzioni abitative alternative è pronto a dare vita a un corteo di protesta fino a San Ferdinando, ma al momento non si sono registrati problemi. Quindici migranti, rimasti senza un tetto, sono stati trasferiti nella nuova tendopoli gestita dal Comune di San Ferdinando. Intanto il prefetto di Reggio Calabria, Michele di Bari, ha convocato una riunione del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica durante il quale è stato stabilito un piano per trasferire i migranti che vivono nella baraccopoli. "Sgombereremo la baraccopoli di San Ferdinando - ha commentato il ministro dell'Interno Matteo Salvini - L'avevamo promesso e lo faremo, illegalità e degrado provocano tragedie come quella di poche ore fa".

La vittima

Il migrante morto nell'incendio si chiamava Moussa Ba, 29 anni, e veniva dal Senegal. L'identificazione è avvenuta in mattinata dopo che, nel corso della notte, alcuni migranti avevano indicato la vittima come Aldo Diallo, un uomo che mancava all'appello ma che è poi stato rintracciato. Ba viveva in una roulotte all'interno del campo e le fiamme lo hanno sorpreso mentre dormiva.

All’origine del rogo forse un fuoco per scaldarsi

All’origine dell’incendio potrebbe esserci uno dei tanti fuochi accesi dai migranti per riscaldarsi: l’ipotesi emersa dai primi accertamenti, compiuti dagli investigatori di polizia e carabinieri, è quella di una scintilla che avrebbe provocato le fiamme che poi si sono rapidamente propagate tra le baracche fatte di materiale infiammabile come legno e plastica.

Prefettura: disposto il trasferimento dei migranti

Nel corso della riunione del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, riporta un comunicato della Prefettura, si è parlato di come affrontare e superare la situazione di precarietà in cui si trovano i migranti ed è stato approntato un piano per trasferirli rapidamente in altri alloggi. Il prefetto ha richiamato l'importanza "di attuare politiche attive di integrazione e inclusione nel tessuto socio economico della Piana di Gioia Tauro attraverso forme di accoglienza diffusa, anche ai sensi dell'art. 40 del Testo unico sull'immigrazione, così come convenuto nelle riunioni - ha detto - che si sono susseguite in Prefettura. In quelle occasioni, anche la Regione Calabria ha manifestato la disponibilità a contribuire alla soluzione del problema con strumenti che incentivino le locazioni, come la creazione di un apposito Fondo di garanzia per i proprietari che concedono un immobile in locazione, nonché l'investimento di risorse finanziarie per l'eventuale ristrutturazione di beni confiscati o del patrimonio pubblico".

Salvini: solo in otto hanno accettato i posti nei progetti Sprar

Critico il commento sulla vicenda del vicepremier Salvini: "Per gli extracomunitari di San Ferdinando con protezione internazionale, avevamo messo a disposizione 133 posti nei progetti Sprar. Hanno aderito solo in otto (otto!), tutti del Mali. E anche gli altri immigrati, che pure potevano accedere ai Cara o ai Cas, hanno preferito rimanere nella baraccopoli. Basta abusi e illegalità".

I precedenti

L’incendio di stanotte è solo l’ultimo di una serie di casi avvenuti a San Ferdinando. Lo scorso 1 dicembre un 18enne proveniente dal Gambia, Souaro Jaiteh, è morto in un incendio scoppiato nella tendopoli a causa di un fuoco acceso in una delle abitazioni di fortuna contro il freddo. Il 27 gennaio 2018, invece, un rogo di origine dolosa distrusse circa 200 baracche e provocò la morte di una 26enne nigeriana, Becky Moses, e l’ustione grave di un'altra donna di 27 anni. La polizia poi nell’aprile 2018 arrestò una donna nigeriana accusata di essere la mandante del rogo: avrebbe commissionato l'incendio ad alcuni connazionali per vendicarsi di una 25enne che sospettava avere una relazione con il suo ex convivente. In precedenza, altri incendi si erano sviluppati nella tendopoli nel dicembre 2017 e nel luglio 2017, senza provocare vittime.

Data ultima modifica 16 febbraio 2019 ore 10:50

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