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Sea Watch, Procura di Catania apre un’inchiesta sullo sbarco dei 47 migranti

4' di lettura

La Procura ipotizza il reato di associazione a delinquere finalizzata all'agevolazione dell'immigrazione clandestina, ma al momento resta a carico di ignoti. La nave è inoltre risultata “non idonea” al soccorso in mare

La Procura di Catania ha aperto un'inchiesta sullo sbarco dei 47 migranti della nave Sea Watch. Il fascicolo, al momento a carico di ignoti, ipotizza l'associazione a delinquere finalizzata all'agevolazione dell'immigrazione clandestina. Dalle prime indagini non sarebbe emerso alcun rilievo penale nella condotta tenuta dai responsabili della nave della Ong, come sottolineato dal procuratore Carmelo Zuccaro. La nave, al momento ferma al porto di Catania “a causa di alcune irregolarità rilevate dalla Guardia costiera”, è rimasta in mare 13 giorni prima di ricevere l’ok per sbarcare

I punti “critici” sotto indagine

Le indagini sono affidate al Servizio centrale operativo (Sco) della polizia di Roma, alla squadra mobile della Questura e alla guardia di finanza di Catania. L’obiettivo è quello di "individuare i trafficanti libici e gli scafisti che hanno condotto il gommone poi soccorso dalla Sea Watch 3", oltre ad "accertare la liceità della condotta tenuta dai responsabili" della nave della Ong. Su quest'ultimo punto, gli investigatori si sono concentrati su alcuni aspetti ritenuti “critici”. Tra questi, la scelta della nave di non dirigersi verso le coste tunisine per cercare riparo ma di puntare in direzione dell’Italia. Inoltre, al vaglio della polizia, anche le dichiarazioni del comandante della nave e del coordinatore del team sul "non funzionamento del motore e la mancanza di una persona che fosse alla guida del gommone” su cui si trovavano i migranti. Queste affermazioni sembrerebbero contraddette da quelle di alcune persone che erano a bordo del gommone e che hanno detto che il motore era funzionante al momento del soccorso e che uno di loro lo guidava. 

I rilievi di Zuccaro scagionano la Sea Watch

Per quanto riguarda il primo punto, il procuratore Carmelo Zuccaro sottolinea che "l'imminente peggioramento delle condizioni meteo induceva il comandante a procedere verso le coste della Sicilia piuttosto che verso quelle tunisine, benché più vicine in termini di distanza". Una decisione "apparsa giustificata perché la rotta tunisina avrebbe costretto la nave a muoversi 'in direzione della perturbazione meteo in arrivo'". Sul secondo punto, è sempre il procuratore Zuccaro a fornire una spiegazione ritenuta valida: la situazione di “distress” giustificava infatti il soccorso da parte di Sea Watch 3 ed “era dovuta, oltre che alla palese inidoneità tecnica del gommone ad affrontare la traversata, alla circostanza, confermata dai migranti, circa il progressivo sgonfiamento dei tubolari del gommone, da cui tutti sentivano fuoriuscire dell'aria. Sgonfiamento che avrebbe inesorabilmente portato all'affondamento del natante". Inoltre, spiega il procuratore di Catania, "la questione avrebbe rilevanza se la motonave si fosse affrettata a intervenire per anticipare l'intervento di una motovedetta delle autorità libiche, ma per ben due giorni nessuna motovedetta libica è intervenuta in quella zona". "Dalle risultanze investigative - conclude quindi il procuratore Zuccaro - non è emerso alcun rilievo penale nella condotta tenuta dai responsabili della Sea Watch 3".

“Non idonea al soccorso in mare”

A parte le rilevanze penali, però, Zuccaro fa sapere che “dagli accertamenti della Guardia costiera sono emersi dati significativi sull'inidoneità tecnico strutturale della Sea Watch a effettuare un'attività sistematica di soccorso in mare dei migranti”. La nave, già sottoposta a fermo amministrativo nel porto, sarebbe “registrata come natante da diporto e di esso presenta tutte le caratteristiche”. Per questo motivo, sarebbe inadatta a ospitare un numero di passeggeri “ben più elevato di quello per il cui trasporto è stata concepita” in condizioni di rischio in alto mare. Le autorità olandesi (la Sea Watch batte bandiera olandese) hanno già riconosciuto la necessità di introdurre nella loro legislazione dei requisiti ulteriori per le navi che intendono “svolgere un'attività sistematica di soccorso dei migranti” e hanno modificato le proprie norme (non applicabili però alle navi già registrate).

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