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Ossa in Nunziatura, Parolin: “Da Santa Sede no nessi con caso Orlandi”

Cronaca

Il segretario di Stato vaticano: “Non so chi abbia messo in relazione le due vicende. Per ragioni di trasparenza è stato chiesto aiuto all’Italia”. Sui resti ritrovati si sono conclusi gli esami medico-legali: sarebbero di due persone. Ora quelli per estrarre il Dna

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“Da parte della Santa Sede non è stato fatto alcun collegamento con il caso di Emanuela Orlandi. Non so chi abbia messo in relazione le due vicende”. Così il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, ha risposto a una domanda sul ritrovamento delle ossa nella sede della Nunziatura.

“Per trasparenza abbiamo chiesto aiuto all’Italia”

Il Sir, l'agenzia dei vescovi, ha raccontato che a Parolin è stato chiesto come mai la Segreteria di Stato abbia avvertito la Procura di Roma subito dopo il ritrovamento delle ossa. “Per ragioni semplicemente di trasparenza, perché non ci siano recriminazioni sul fatto che la Santa Sede abbia tenuto nascosto qualcosa. Le cose si fanno con la maggior apertura e la maggior trasparenza. Sono stati trovati dei resti, si è voluto sapere esattamente cosa si stesse facendo, di chi fossero, e quindi è stato chiesto aiuto all'Italia”, ha spiegato il cardinale.

Sul caso Orlandi: “Di tutto per accertare la verità”

Sulla presenza di eventuali dossier sul caso Orlandi (LA STORIA), poi, il porporato ha detto che “si è sempre fatto di tutto per accertare la verità”. In merito a presunte “trattative”, inoltre, Parolin ha risposto: “Non posso dire molto, sono arrivato che il caso era già stato archiviato. Da parte nostra c'è la disponibilità ad aiutare a risolverlo”. Sui ritrovamenti in via Po, infine, il segretario di Stato vaticano ha aggiunto: “Aspettiamo gli accertamenti prima di fare qualsiasi dichiarazione. Bisogna sapere di cosa si tratta: se sono ossa di 200 anni fa è una cosa, se sono ossa di qualche anno fa è un'altra”.

Gli esami sulle ossa: circa 70 frammenti di due persone

E sulle ossa sepolte sotto il pavimento di una dependance della Nunziatura apostolica a Roma, intanto, è arrivata la conferma di quanto già emerso nei giorni scorsi. Secondo fonti qualificate, appartengono a due persone diverse. Una conclusione a cui si è arrivati dopo gli esami medico-legali svolti sui resti nei laboratori della polizia scientifica. Analizzando i frammenti, una settantina circa tra cui parti di un bacino e di una vertebra, gli esperti avrebbero accertato che alcuni presentano un “invecchiamento” maggiore di altri. Sarebbero state ritrovate, poi, più ossa dello stesso tipo, cioè appartenenti alla stessa “regione” del corpo. L'esame esterno non ha consentito di stabilire il sesso dei corpi cui appartengono quei resti. Conclusi gli esami medico-legali, domani inizieranno quelli per estrarre il Dna, attraverso una procedura che prevede il taglio e la successiva polverizzazione delle ossa. Una volta ottenuto il codice genetico si provvederà alla comparazione. In procura sarebbe stato sentito, a quanto si apprende, anche l'ultimo custode che ha abitato la dependance.