La storia di Emanuela Orlandi, scomparsa a Roma 35 anni fa

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La ragazza è sparita il 22 giugno del 1983, all'età di 15 anni, dopo essere uscita da una scuola di musica. Da quel momento non si è più avuta nessuna informazione certa della sua sorte

Sono passati trentacinque anni dal 22 giugno del 1983, il giorno in cui sparì Emanuela Orlandi, figlia quindicenne di un dipendente del Vaticano. Da quel momento, non si è più avuta alcuna notizia certa delle sorti della ragazza, che oggi avrebbe cinquant’anni.
La famiglia non si è mai arresa: "E' un sacrosanto diritto avere verità e giustizia, non ci rinunceremo mai", aveva detto, in occasione dell'ultimo anniversario della scomparsa, il fratello Pietro. Dopo la chiusura delle indagini da parte della Procura di Roma, avvenuta nel 2016, era tornato a chiedere giustizia direttamente al Tribunale Vaticano. E da alcuni mesi la denuncia di scomparsa è di nuovo sui tavoli della Gendarmeria e del Promotore di Giustizia.

Il giorno della scomparsa

Emanuela Orlandi, che oggi avrebbe cinquant'anni, scompare verso le 19 del 22 giugno 1983, dopo essere uscita da una scuola di musica. La ragazza è la figlia quindicenne di un messo della prefettura della Casa pontificia ed è cittadina del Vaticano. A maggio era già scomparsa un'altra ragazza romana, Mirella Gregori, coetanea di Emanuela, e i due casi vengono quasi subito collegati. Come di "una stessa cosa" ne parla Ali Agca, l'attentatore di Papa Giovanni Paolo II, ma non sono mai emersi elementi concreti che avvalorassero questa pista. Mirella Gregori, figlia dei titolari di un bar di via Volturno, a Roma, studentessa, non conosceva Emanuela Orlandi, né le due ragazze avevano frequentazioni in comune.
La scomparsa di Emanuela Orlandi si trasforma presto in un giallo internazionale: si parla di un presunto rapimento, che si intreccerebbe anche con l'attentato di Agca contro Wojtyla. Il Papa interviene con diversi appelli. La presenza della ragazza, negli anni, è poi segnalata in diverse località ma le rivelazioni non risultano mai attendibili.

Le inchieste

Senza elementi, la prima inchiesta viene chiusa nel luglio 1997. Poi la banda della Magliana, che spesso era stata tirata in ballo nella vicenda, rientra in primo piano a giugno 2008 con le dichiarazioni di Sabrina Minardi, compagna di Enrico De Pedis, uno dei capi della banda. Emanuela Orlandi sarebbe stata uccisa dopo essere stata tenuta prigioniera nei sotterranei di un palazzo vicino all'Ospedale San Camillo. Ma neanche su questa pista emergono prove concrete. Nulla di fatto neanche dopo le analisi svolte sulle ossa rinvenute nella cripta di Sant'Apollinare, a Roma, nella quale era stato seppellito De Pedis. Nel 2016 l'archiviazione dell'inchiesta da parte della Procura di Roma, confermata dalla Cassazione. Ma la famiglia va avanti, non si arrende, e si rivolge alla magistratura vaticana.

L’indagine in corso

La famiglia Orlandi aveva presentato la domanda per la prima volta un anno fa, lo scorso novembre. Il fascicolo è stato aperto "ma da allora non è stato fatto niente, non è stato interrogato nessuno", ha denunciato più volte Laura Sgrò, l’avvocato di Pietro Orlandi. Il legale ha chiesto, invano, che venisse sentito il boss mafioso Pippo Calò, oggi 87enne, attualmente detenuto al 41 bis nel carcere di Opera. All'epoca dei fatti, nel 1983, era a Roma, era un personaggio a conoscenza "di quello che succedeva", collegato alla banda della Magliana, ritenuta invischiata nella scomparsa della ragazza. Fino all’ultima – presunta - svolta, il 30 ottobre, quando alcuni resti vengono ritrovati in un palazzo del Vaticano a Roma e si aprono due indagini, una del Vaticano e una della procura di Roma, per risalire all’identità celata dietro alle ossa.

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